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Fiorella Mannoia, la grande interprete della canzone italiana a Trieste
News
Written by Alessandro Tammelleo   
Monday, 20 May 2019 16:23
There are no translations available.




Fiorella Mannoia, classe 1954, coposaldo della nostra canzone italiana, un'evergreen per gli evergreen e non solo, ha fatto tappa venerdì scorso al Politeama Rossetti, splendido teatro nel cuore di Trieste, che ben si addice quale cornice ad una donna di classe.

E' stato un viaggio tra i suoi più grandi successi, ma soprattutto è stato un omaggio ai suoi preziosi (e anche nostri) scrittori o meglio dire “poeti musicali” quali Ivano Fossati, Francesco de Gregori, Guccini...tutte “penne” che hanno scritto per la Mannoia dei capolavori assoluti, che ha saputo impreziosire con la delicatezza della sua voce.


Qualche minuto dopo le 21.00 si apre il sipario e la prima cosa che colpisce è la scenografia di fondo, che immediatamente paragoniamo al grande cerchio che faceva sempre da sfondo ai concerti dei Pink Floyd, sì, esattamente quello da cui uscivano luci, laser e colori. In realtà poi la cantante ha spiegato che si tratta di un “occhio”, ovvero l'occhio della sua fotocamera, passione sfrenata della Mannoia in questi ultimi anni.


Abito nero, pantaloni con brillantini sempre “evergreen”, si parte subito con un brano sentito quale “Il senso del coraggio”, un coraggio che farà da filo conduttore per tutta la serata, ovvero il denunciare sempre e comunque la violenza sulle donne, il non avere mai la paura di parlare, di dire le cose come stanno, sottolineato poi in brani quali “Anna siamo tutti noi” e “Imparare ad essere una donna”.

Accanto a questi brani più impegnativi troviamo le perle musicali della sua carriera, prime fra tutte “I treni a vapore”, di Ivano Fossati, in cui si sogna di scappare dalla realtà, un sogno da parte della Mannoia di far vivere al suo pubblico una serata diversa, sul treno della sua musica. Non poco ci colpisce una nuova versione di “Sally”, del grande Vasco, riarrangiata per l'occasione e strumentata da musicisti fuoriclasse, capitanati da Carlo Di Francesco, alle percussioni e alla direzione musicale.


Non sono mancati gli omaggi floreali da parte del pubblico per un'artista che ci ha fatto sognare per due ore consecutive e soprattutto ha messo in luce la bellezza della musica italiana, soprattutto con i bis: "Quello che le donne non dicono", scritta da Enrico Ruggeri e una delle più apprezzate dal pubblico femminile in sala, per terminare poi con la ritmicità e la pulsazione de "Il cielo d'Irlanda".

 

 

 

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