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Natale
Written by Rocco Burtone   
Tuesday, 27 December 2011 13:29
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La ragazza era immobile, semi sdraiata tra l’erba del prato e uno spuntone di roccia. Quasi nuda con solo la maglietta lacerata e il reggiseno penzoloni. Gli occhi spalancati non si mossero all’arrivo della pattuglia. Il volto devastato e coperto di sangue che colava fin sul seno.

Respira. Chiama l’ambulanza!”

Corse alla macchina quasi in apnea. Lanciato l’sos cercò una coperta nel bagagliaio.

Bravo Natale, hai fatto bene. Coprila ma non toccarla.”

L’arrivo dell’ambulanza, sirene spiegate fino all’ospedale, la caccia.

Lo troviamo, non ti preoccupare, lo troviamo. Ti porto in ufficio…”

No, voglio venire anch’io.”

Non ti incazzare Natale, devo obbedire.”

Sceso dalla macchina diede il cambio al collega.

Natale, come va?”

Bene, grazie, andate a prenderlo.”

Lo faccio anche per te…”

Era giovane, con la faccia bella.

Il mondo dovrebbe avere queste facce” pensò Natale e si sedette alla scrivania.

Estrasse il portafogli e guardò la foto. Diciotto anni. Non c’è dio, non c’è alcuna possibilità razionale. Cosa ne può sapere il mondo di una perdita così atroce. Non devo piangere. Non c’è più ragione di piangere, oramai.

Luigina era stata trovata in un parco adiacente la piazza centrale del paese. Nessun testimone, nulla di nulla. Solo il corpo denudato di qualsiasi pietà.

Ed oggi, al rientro dopo un periodo di riposo (riposo? Quale riposo oramai?), l’ennesimo ritrovamento. Questa era però la volta buona. La ragazza aveva gridato, aveva lottato, qualcuno aveva sentito.

L’abbiamo preso, Natale, l’abbiamo preso. Prepara la cella che siamo lì in due minuti.”

Si alzò a fatica e spostò le masserizie che riempivano la stanzetta adibita a cella e inutilizzata da sempre.

Eccolo Natale, ecco il bastardo.”

Guardò il ragazzo cercando di mantenere una parvenza di tranquillità.

Ha detto qualcosa? Di dove è?”

Bò, non lo capiamo. Secondo me è appena sbarcato, può essere curdo chessò, albanese… comunque non parla e quel poco che dice non si capisce un’acca.”

Cosa gli hai trovato in tasca?”

Niente di niente.”

Le mani del giovane erano ancora sporche di sangue ed anche la camicia.

Non gli abbiamo dato il tempo di pulirsi.”

La chiave girò nella toppa. Da dietro le sbarre il ragazzo guardò Natale e sussurrò qualcosa. Pareva terrorizzato.

Troppo tardi amico, potevi pensarci prima. Bene Natale, torno ai giardini a raccogliere indizi. Abbiamo chiamato la centrale, ci raggiungeranno in breve. Come stai?”

Vai, vai che sto bene.”

Posso lasciarti da solo? Te la senti? Se vuoi…”

Vai, che non c’è problema. – Il collega lo osservò perplesso. – Corri, non perdere tempo.”

Rimasto solo Natale si appressò alla cella. Si guardarono ed il ragazzo cercò di dirgli qualcosa parlando sempre a bassa voce. Era un mormorio gentile, supplichevole.

Sentì la collera montare, chiuse la porta alle spalle e si sedette alla scrivania.

Non devo lasciarmi trascinare dall’ira. Io non devo, non voglio vendicarmi.” E pianse.

Pianse e considerò il significato della vita e della sofferenza.

Dalla morte di Luigina la sua fede aveva percorso due strade opposte. L’una lo portava alla ricerca della sublimazione in Dio, l’annientamento della ragione ed il completo darsi al mistero. L’altra lo conduceva alla bestemmia ed al dubbio e ancora al rifiuto di un dio che permette tanto inumano dolore. Ed ogni volta era una battaglia sulla direzione da prendere, e spesso a soccombere era la fede.

Si alzò e tra le masserizie tolte dalla cella trovò la corda. Aprì la porta. Il ragazzo era prono. Pregava.

Bene, adesso so anch’io da quale parte sta la Mecca.”

Entrò nella cella. Cercò di sorridere per tranquillizzarlo.

Non temere, andrà tutto bene.”

Estrasse le manette. Il giovane si ritrasse. Natale gli appoggiò la mano sulla spalla. Continuò a parlargli con gentilezza. Infilate le manette prese del cotone che gli appoggiò agli occhi e con carta adesiva lo bendò. La voce sempre più calma e cantilenante. Tornò in ufficio e prese la corda. Legatane un’estremità alle sbarre lanciò la parte col nodo fino ad oltrepassare la trave. Prese la sedia e vi spinse il ragazzo contro.

Sali piccolo, sali.”

Dovette sollevarlo e lo lasciò eretto tremante come foglia. Velocemente prese un’altra sedia dall’ufficio e con abilità cinse il collo del prigioniero col nodo scorsoio quindi lo spinse all’istante. Il corpo oscillò per poco e si quietò. Gli tolse allora le manette e la carta adesiva e il cotone che buttò nel cesso. Risistemò le sedie, chiuse la cella e la porta dell’ufficio.

Natale, Natale, non è quello…”

Cosa vuoi dire?”

l’assassino…il violentatore è un altro…”

Ma che cazzo dici…”

L’abbiamo trovato perché è ferito ed ha dovuto andare al pronto soccorso…”

Ma se questo era tutto sporco di sangue!”

E’ stato ferito dal tizio che hai in cella. In pratica abbiamo arrestato quello che ha cercato di aiutare la ragazza…”

Ma perché sarebbe scappato?”

Perché è un clandestino… adesso arriviamo.”

Natale depose il ricevitore e prese in mano le parole crociate.

Quattro verticale…”

 

 

 


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