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Editoriali
Un appello in tempi di crisi
Written by Anonimo   
Saturday, 07 July 2012 17:08
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Sono sposato ed ho due figli. Faccio, o forse facevo il musicista di professione, mia moglie cerca di fare l'attrice. Non abbiamo lavoro e infatti stiamo cercando espedienti per tirare avanti. Scrivo questa lettera per lanciare un appello a tutte le persone interessate: non è vero che non c'è lavoro, o meglio, almeno nel mondo della musica io potrei sopravvivere, ma vado a scontrarmi con musicisti dilettanti che mi portano via il lavoro esibendosi in nero e a cifre decisamente inferiori ad un professionista che rilascia regolare fattura. Vi chiedo quindi, anzi, vi supplico, fate un passo indietro, soprattutto in questo momento, fate un passo indietro. Vado a scontrarmi ogni giorno con assessori ai quali propongo concerti di livello che mi rispondono che già combinano con la tale associazione o col tale organizzatore che di professione fa il bidello, ma che ha tanta passione per la musica che organizza e suona gratuitamente. Anche a questi assessori che definirei quasi disonesti (perché alla fine ci credo poco che non girino soldi neri), grido con tutto il cuore: mettetevi una mano sulla coscienza e, vi prego, fateci lavorare. Mia moglie che fa l'attrice ha lo stesso problema e in questi giorni pare abbia trovato lavoro presso una ditta di pulizie. Nessun pregiudizio verso nessun mestiere, ma, credetemi, è umiliante non riuscire a portare avanti i nostri progetti perché migliaia di appassionati ci portano via il lavoro. Viviamo in affitto in 40 mq. E non so come finirà. Vi prego, condividete questo appello. Amici dilettanti, amatori, appassionati di musica, di teatro, FATE UN PASSO INDIETRO, perché forse non ve ne accorgete, ma potreste essere equiparati ai ladri. Che differenza c'è rubare un oggetto dal rubare lavoro? Grazie.

 
La lettera dei Radiohead
Written by Radiohead*   
Sunday, 24 June 2012 18:30
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Di seguito la lettera con la quale i Radiohead annunciano e spiegano le ragioni dello slittamento del tour  europeo previsto nelle prossime settimane.

 

Hello everyone,

as you will probably have heard the roof over the stage collapsed at our show in Toronto killing crew member Scott Johnson and injuring three other crew members. The collapse also destroyed the light show – this show was unique and will take many weeks to replace. The collapse also caused serious damage to our backline, some elements of which are decades old and therefore hard to replace.

Whilst we all are dealing with the grief and shock ensuing from this terrible accident there are also many practical considerations to deal with & consequently we have to try and reschedule the following shows:

 

June

30 Roma Hippodrome Capanelle

 

July

1 Firenze Parco delle Cascine

3 Bologna Arena Parco Nord

4 Codroipo Villa Manin

6 Berlin Wuhlheide

7 Berlin Wuhlheide

9 St Triphon Carriere des Andonces

 

 

We aim to announce the new dates for these shows on Wednesday 27th of June and will also supply information on how to obtain refunds on tickets if you cannot come to the show on the new date.

We are expecting to be able to start playing live again at Les Arenes Nimes and intend to play the Bilbao BBK festival and Lisbon Optimus Alive festival.

 

We will make every effort to offer the fans the very best show possible under the circumstances – thanks for your understanding and support.

 

 

Ciao a tutti,

Come probabilmente avrete saputo il tetto del palco ha ceduto prima del nostro concerto di Toronto, causando la morte di Scott Johnson, un membro della nostra crew, e il ferimento di altre tre persone della crew.

Il cedimento ha distrutto anche l’ impianto luci, progettato e costruito unicamente per il nostro spettacolo e ci vorranno settimane per poterlo sostituire. Inoltre ha anche provocato danni ingenti alla nostra strumentazione, di cui fanno parte pezzi risalenti ad alcune decine di anni fa che saranno difficili da rimpiazzare.

 

Mentre stiamo affrontando il dolore e lo shock che derivano da questo tragico incidente, ci sono molti aspetti pratici da risolvere e pertanto stiamo facendo tutto il possibile per cercare di riprogrammare i seguenti concerti:

 

Giugno:

30 Roma Ippodromo delle Capannelle

 

Luglio:

1 Firenze Parco delle Cascine

3 Bologna Arena Parco Nord

4 Codroipo Villa Manin

6 Berlino Wuhlheide

7 Berlino Wuhlheide

9 St . Triphon Carriere des Andonces

 

 

Il nostro obiettivo è di annunciare le nuove date per questi show mercoledì 27 giugno. In quell’occasione forniremo anche tutte le informazioni su come ottenere eventuali rimborsi dei biglietti in caso non vi fosse più possibile assistere ai concerti nelle nuove date.

Pensiamo invece di essere in grado di ricominciare a suonare dal vivo in tempo per gli show di Nimes (Les Arenes, 10 e 11 luglio) e suoneremo al Bilbao BBK festival (13 luglio) e al Lisbon Optimus Alive festival (15 luglio).

Date le circostanze, faremo di tutto per offrire ai nostri fan il miglior show possibile.

 

Grazie per la vostra comprensione e il sostegno dimostrato.

 

 

 

 

Traduzione estemporanea, non legalmente vincolante, del comunicato ufficiale di cui sopra.


* = fonte: Azalea Promotion

 
Firmate la petizione per la sezione musica della biblioteca Joppi di Udine
Written by Lorenzo Tempesti   
Monday, 18 June 2012 22:54
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L'Associazione Musicologi ha lanciato una petizione a sostegno della Sezione Musica della Biblioteca Civica "V. Joppi" di Udine. Già a dura prova a causa del trasferimento della sede fuori dal centro cittadino, ora le Sezione Musica ha subito una seconda "batosta", con il dimezzamento del personale (adesso vi lavora un solo addetto!) a cui sono state addossate tutte le mansioni, compresa la catalogazione che ora dovrà avvenire in contemporanea con il servizio al pubblico.

"Cose da crisi", verrebbe da dire, ma la crisi della Sezione Musica nasce con lo spostamento della sua sede a causa dei necessari lavori di ristrutturazione edilizia. La collocazione temporanea in via Martignacco, infatti, ha provocato un calo drastico di circa il 50% nel numero dei visitatori, dando un duro colpo ad una struttura eccezionale, costruita tra l'altro con la convinzione e la tenacia del compianto Alberto Alfarè, recentemente scomparso. Il suo lavoro e quello degli altri operatori della struttura, silenzioso ma continuo, che ha avvicinato negli anni migliaia di utenti, ci sembra ora buttato al vento e questa è dunque la nostra iniziativa: raccogliere firme in una petizione per indurre il Comune di Udine a trovare soluzioni più idonee e a lavorare per la Sezione Musica.

Si può firmare on-line oppure sugli appositi fogli depositati presso le diverse sedi della Biblioteca di Udine, ma anche disponibili all'indirizzo http://www.musicologi.com/petizionejoppi/ 

Se anche voi credete in questo stupendo servizio che la città ci ha offerto negli ultimi anni e volete che continui ad esistere e a crescere, firmate e diffondete!!! 

 
La vostra idea sulla musica in FVG, un sapere a disposizione di tutti
Written by Piero   
Thursday, 07 June 2012 21:47
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Un'altra estate di eventi ci aspetta. Per quanto mi riguarda, questa stagione musicale estiva che si apre adesso in FVG è partita con il botto dei Metallica allo stadio Friuli qualche settimana fa. Un gran bel concerto, un grosso evento che premia la politica seguita dall'Azalea Promotion negli ultimi anni nel cercare delle “prime” o delle “unicità particolari” come far aprire l'estate ad un disco come il Black Album che ha i suoi anni ma anche i suoi tanti affezionati: una scelta giusta tenendo conto che non siamo Roma, Bologna o Milano, ma siamo una periferia importante che può attrarre pubblico dalle vicine Slovenia, Austria e Germania. I grandi eventi ci sono ancora, dal Boss fino ai Foo Fighters passando per Negrita, Kasabian e Damien Rice, senza dimenticare le tante altre cose che ci sono accanto come un Udin&Jazz che ci porta Chris Cornell ma sa dare spazio a tanti artisti friulani nel suo cartellone, e in questi giorni è arrivato Folkest, senza dimenticare tanti altri eventi, da Onde Mediteranee a Sexto 'Nplugged, Summerend, tanto per menzionare i primi a venirmi in testa. Certamente, si suona tanto e gli organizzatori resistono: nonostante la crisi economica, si riescono ancora a realizzare degli eventi musicali e alcuni anche di grande livello, in questa regione.

Veder resistere un campo come quello musicale, tra i più colpiti come buona parte del settore culturale, è a mio avviso un segnale comunque positivo: la vitalità di un cartellone di concerti estivo è importante per tutti perché significa che la musica è identificata come qualcosa che va sostenuta e finché ci sarà chi organizza e produce eventi musicali, ci sarà un attenzione che alla fine torna utile a tutti quelli che suonano e operano nel campo musicale, dai teatri ai locali, alle manifestazioni, fino addirittura alle sagre.

Penso ad esempio che, aver perso il Rototom Sunsplash qualche anno fa, sia stato un grande sbaglio se non altro per la capacità che aveva avuto quello staff organizzativo di creare un vero festival-evento in grado di richiamare anche 150 mila persone nel parco di un piccolo paese friulano come Osoppo, nella lungimiranza con la quale si era riusciti ad attirare un certa attenzione mediatica internazionale, proprio per la sua peculiarità.

Ora, al di là di quello che è stato, credo sia oggi un periodo in cui i mezzi e la cultura media  di chi segue e ama la musica permettono di aprire un certo dibattito. Richiamando il Rototom Sunsplash, a volte mi chiedo: ma ora quel parco del Rivellino potrà essere riutilizzato un giorno per un altro grande evento, anche in virtù delle problematiche che si avranno con la futura mancanza dello stadio Friuli per le ristrutturazione che vi verranno apportate? Oppure, quante altre zone sono in regione ospitano strutture che potrebbero essere adibite ai grandi eventi musicali?

Prima parlavamo della prossima stagione musicale: non ricordo chi, nelle ultime settimane mi diceva come gli sarebbe piaciuto vedere i Wilko a Folkest, motivando il fatto che forse non sarebbero un gran spesa. Ragionando su tale idea, ho pensato che a me piacerebbe anche vedere gli Elliott Broot a Folkest... Tra l'altro sono uno di quelli che sogna di vedere i Pearl Jam in Friuli...e voi chi vorreste vedere suonare? Chi lo sa, magari le nostre proposte, buttate sulla rete, potrebbero essere uno spunto anche per chi organizza e si occupa di musica in Friuli Venezia Giulia.

Ditelo, anche qui sotto sotto forma di post, oppure inviateci un vostro editoriale con le vostre proposte ( This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it ): noi lo pubblicheremo qua, così sarà uno spunto per tutti.

Musicologi.com è un portale di informazione musicale da oltre dieci anni, con un suo archivio e una sua esperienza che sono a disposizione di tutti, ma credo che i tempi, i mezzi, ma anche la buona cultura musicale e le tante esperienze che ci sono in questa regione possono essere utilissime per costruire un dibattito serio su come vorremmo fosse il suonare ma anche il vivere la musica nei nostri territori.

 
Udin&Jazz e Ground Zero, dal travaglio alla rinascita
Written by Giancarlo Veliscig, direttore artistico Udin&Jazz   
Thursday, 10 May 2012 18:29
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Ground zero. Una frase che evoca un evento epocale, una immane tragedia che ha segnato, nel bene e nel male, una svolta definitiva e drastica di un'era portandoci dentro un'altra.

 Contemporaneamente infatti possiamo attribuire a questa definizione un senso di tragedia e di morte così come possiamo intravvedervi i germogli della novità e della vita. Di certo non si è trattato di un passaggio indolore, molte vittime sono rimaste sul campo, e per molto tempo un solco materiale e immateriale ha graffiato il cuore di una città e di un mondo intero.

 Ma come da tutti i travagli, come da tutte le drastiche accelerazioni, alla fine sta rinascendo qualcosa di importante, di nuovo, di eccitante, forse da aggiustare e da assestare nei modi e nelle forme, ma di vivo!

Questa metafora vuole rappresentare il senso di un progetto che quest'anno è particolarmente evidente nella XXII edizione di Udin&Jazz, e lo ritroverete nella varietà di stili inseriti nel programma che apparentemente hanno poco in comune, ma non è così!

La voce e chitarra di uno straordinario Chris Cornell ben si collega, come spirito e intenti, alla ballata blues di molti jazz singers d'oltre oceano, così come il sax di Pharoah Sanders attinge a radici lontanissime e profonde della musica di matrice etnica che si libera anche nel progetto dei Red Devils di Cojaniz, e così come il linguaggio battente e libero di un protagonista dell'Hip Hop come Marracash può costituire la nuova frontiera dell'improvvisazione abbinata meno alla melodia e più all'aspetto testuale.

 In mezzo ci stanno altre forme musicali che hanno una costante comune nella qualità e nella creatività dal forte impatto emotivo, nella ricerca e nella cura del linguaggio che mai come oggi dovrebbe essere libero e liberatorio, come in tutte le epoche di crisi, non solo economica, che stiamo vivendo.

 Chi lo sa quale sarà il codice espressivo che definiremo “nostro” nei prossimi decenni… Non lo sappiamo, ma di certo non sarà il manierismo ed il convenzionale; sarà qualcosa di forte e profondo, di rivoluzionario e intenso, che legherà indissolubilmente musicista e pubblico in uno scambio emozionale forte e diretto.



 
O.W.O., il primo demo blues registrato in Friuli: correva l'anno 1987...
Written by Pit Ryan   
Friday, 13 April 2012 09:37
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L'idea principale era semplicemente quella di fare un a cassetta-demo da portare nei bars per rimediare qualche ingaggio.. io arrivai in motorino, Luciano dovettero andarlo a prendere in piazza a Corno -anche lui appiedato- e Lentini, che era già lì, ci accolse con un "Ma ragazzi, siete proprio imbranati!" molto incoraggiante, ma quando poi ascoltò i pezzi disse di sua spontanea volontà "Ve lo produco io". E così fu il daddy Beppe, un rock'n'roller anni 50 con ciuffo alla Elvis (i Lentini Bros erano ancora little kids, al tempo) a fare non solo il lavoro di registrazione e mixaggio, ma anche quello di produzione artistica. Riuscì anche a farmi cantare due note intonate, un miracolo non ancora riconosciuto ufficialmente da nessun culto monoteista, eccezion fatta per gli "adoratori della cipolla" di incrediblestringbandiana memoria. Siamo in una frazione di Torreano di Cividale, lo studio è praticamente una baita in mezzo al bosco attrezzata alle bisogna. Il titolare del posto è Angelico Piva, uno dei mitici "Bintars", assistito dal figlio Alessandro... dopo anni di "lissio", e qualche barzelletta di Sdrindule, fu probabilmente la prima volta che quelle mura (di legno, perlopiù) vibrarono con gli hertz del blues. Ci siamo io, Luciano, Maurizio Zanella al basso e Claudio Cappelli alla batteria; Zanella e Cappelli provengono dalla Kokomo Blues Band di Udine, li contattai dopo averli visti dal vivo un paio di volte (la seconda fu all'Old West di Povoletto) visto che si sarebbero prestati in cambio di una pastasciutta! Come sezione ritmica erano sicuramente una spanna sopra quanto girava dalle nostre parti al tempo, tant'è che poi suoneranno una decina d'anni con Guido Toffoletti, sia dal vivo che in studio. Registriamo quattro brani: il classico "I Want To Be Loved", e tre pezzi scritti da me e poi sviluppati insieme in un paio di prove: "Stop & Go Now!", "I'm Going Back", e lo slow "Driftin' Woman Blues". Beppe Lentini è a suo agio con questo materiale, sa come dosare i vari effetti, e ci fa un lavoretto niente male...anzi, in un brano vuol partecipare pure ai cori. Nel pezzo lento ("Driftin' Woman Blues") Luciano si supera, un momento di vera ispirazione, e l'avvolgente riverbero aggiunto da Beppe nei punti adeguati fa il resto. Molto del merito va a Cappelli, c'è poco da fare, aveva ragione Ginger Baker:"una buona band con un grande batterista, diventa una grande band!"(spero si noti lo humour). Questi 4 brani usciranno nel giugno 1987 in una "very-limited edition" come One Way Out: I Want To Be Loved, 49 copie in cassetta, numerate a mano: una in più, e ci avrebbero denunciato per "spaccio di blues stupefacente". Dal vivo suonammo in una delle edizioni in Villa Gabassi -di spalla ai Model T  nel giugno '87- organizzata dal Circolo Culturale Corno (credo che registrarono il tutto, ma non sentii mai i risultati... strano, eh?) e ancora una volta qualche tempo dopo, in una sala bar/concerti a Staranzano o dintorni che Gherghetta  ebbe in gestione per un breve periodo. Una sera ci ritrovammo lì -davanti ad un pubblico seppur sparuto- io, lui, Cappelli e forse anche Zanella, e facemmo (anche?) Hoochie Coochie Man e Baby What You Want Me To Do. Questo disco-demo comunque ci dette una soddisfazione ulteriore: uno dei brani, insieme a un altro pezzo più "sperimentale" -tratto da un demo successivo- vennero trasmessi (qualche anno dopo: eravamo già in piena era Mad Men Blues) in tutta Italia -isole comprese- nel corso di una trasmissione di Radio Rai Due, e i commenti dei DJs (c'era anche il mitico Mixo) furono esaltanti. Ero in macchina e in quella occasione accesi la radio quasi d'istinto... questo è quanto ricorda Mauro Costantini che pure ascoltò la trasmissione quella sera: “Una sera d'autunno (1994 o 1995) stavo andando a trasmettere le mie cose dalla benemerita Radio Onde Furlane. Come d'abitudine, sintonizzo la radio su Planet Rock, nota e purtroppo scomparsa trasmissione di Radio2. All'epoca, all'interno della trasmissione, Enzo Gentile conduceva una rubrica dedicata ai gruppi emergenti, o che perlomeno tentavano di emergere, nel panorama musicale italiano. Moltissimi inviavano alla trasmissione i loro demo e Gentile selezionava i più meritevoli. Il tragitto è di circa 30 minuti e quindi riesco ad ascoltarne una buona porzione. Appena salito in auto parte un brano, senza presentazione. Spesso, guidando, si perde il "filo": frena, accelera, lo stop, il sorpasso... ma questa volta, no. L'udito rimane bloccato su quella musica. Un composto strano di blues, psichedelia e con un cantato certamente originale. Molto originale. Passano i minuti e sono sempre più sorpreso. Infine, dopo sette o otto minuti (ne avevo fatta di strada ...) il brano termina. Alzo il volume per sentire chi fossero quegli sbandati che si permettevano di suonare una musica così al di fuori dagli schemi, sicuramente inusuali in Italia. Ed Enzo Gentile mi illumina con, più o meno, queste parole: "Cari ragazzi che ci mandate i vostri demo, devo dire che siete tutti bravi e carini. Ma la vostra musica è musica già sentita e conosciuta. Se c'è invece un gruppo che fa dell'originalità, della capacità espressiva e della tecnica la sua forza, eccolo qui: (ma che nome avevate nel periodo?). Un gruppo formato da ottimi musicisti, con le idee chiare, che non si danno ai soliti tributi. Una musica quasi impossibile da trovare nei soliti circuiti e quindi coraggiosi nel proporre la loro incredibile musica. Il cantante si chiama Roberto Pettarini e viene da Corno di Rosazzo. Voi che ci mandate le demo, ecco: questo è l'unico gruppo da cui penso dovreste prendere esempio, perlomeno come approccio e atteggiamento. Certo, dovreste anche trovarvi un cantante così." Mie considerazioni finali. Non ricordo chi fossero i componenti, una delle tantissime formazioni, del gruppo, né il nome. Ma certo ero molto sbigottito e contento che Pit Ryan fosse riuscito a mettere insieme un gruppo del genere e avesse ricevuto quei complimenti da Enzo Gentile, che non è per niente l'ultimo arrivato. Una formazione alla quale non ero riuscito a trovare nemmeno una sbavatura. Ed è questo il motivo per cui ho tolto il saluto a Pit e alla sua band: non doveva permettersi di dileguarsi, lasciar cadere il tutto e abbandonare le meravigliose idee che avevano dimostrato di avere. Quando c'è rispetto per una persona (o un gruppo, in questo caso) il tradimento vale doppio. E ci hanno traditi abbandonando tutto. Perché? A questo, Pit Ryan, non ha mai dato risposta. Coerentemente in linea con la musica che suonavano: oscura e solare, semplice (il blues) e complicata (dove le trovavano quelle strutture?). Insomma, al di fuori di ogni catalogazione. Per questo, alla fin fine, se vengo a sapere di qualche loro misterioso concerto in qualche sconosciuto locale, corro ad ascoltarli. In incognito. (M. Costantini, 07-06-2011)

 

 
Perché si suona gratis? E soprattutto, perché nessuno dice niente?
Written by Rocco Burtone   
Monday, 12 March 2012 10:02
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Qualche anno addietro un amico mi chiese di interessarmi alla sua partecipazione a Friuli Doc, nello stand dell'Unione Artigiani, come produttore dilettante di coltelli che lui costruisce a mano e senza scopo di lucro, per passione. Feci la richiesta al direttore dell'Unione Artigiani che per poco non mi cacciò dall'ufficio scandalizzato da tanto ardire.

“Come – disse alterato, - noi combattiamo il lavoro nero, cerchiamo di difendere i nostri artigiani e tu vieni a propormi di contravvenire alle regole di mercato e sociali che prevedono l'allontanamento e la denuncia per questi “hobbisti” che creano lavoro nero e soprattutto concorrenza sleale.”

Uscii dall'ufficio e comunicai la notizia all'amico che comprese e continuò a costruirsi i coltelli di nascosto in casa.

Questo esempio serve ad aprire un dibattito: perché nel mondo della musica decine, centinaia di appassionati riempiono i locali pubblici, i palchi dei teatri e delle sagre per dedicarsi alla loro passione, suonando spesso gratis, portando via lavoro ai professionisti, e perché nessuno dice qualcosa? Perché nessuno si scandalizza? Si afferma sovente che non ci sono luoghi per suonare, che di musica, eccetto a certi livelli e certe condizioni non si vive: ebbene, non è vero. Se non ci fossero queste centinaia di “amatori”, i professionisti suonerebbero, eccome, e potrebbero mantenere le famiglie con la musica.

Tu che leggi, che mestiere fai? Il geometra? Il parrucchiere, il massaggiatore, il medico, il sarto? Immagina che nell'appartamento sopra la tua attività aprano un ufficio di geometra, di parrucchiere, una sartoria... clandestina, in cui un altro geometra o parrucchiere o sarto, per pura passione, intraprenda la tua stessa attività... in nero. Come ti comporteresti? Credo che faresti di tutto per far chiudere tale attività. Con la musica non avviene così: siccome siamo tutti artisti, tutti dobbiamo avere la possibilità di suonare (ed è giusto) e la possibilità di creare tanti disoccupati che, arrendendosi all'evidenza, abbandonano le sette note e vanno a fare altri mestieri. Anzi, non abbandonano la musica, anche loro vanno ad ingrossare le fila degli hobbisti e amatori, pur con l'amaro nel cuore.

Queste considerazioni, che sono solo la punta dell'iceberg, non vogliono portare ad alcuna conclusione, ma semplicemente aprire un dibattito: questo stato di cose è giusto? Non è forse fuorilegge o per lo meno scorretto? Quali soluzioni adottare?

Naturalmente molto altro ci sarebbe da scrivere, ma lascio alle varie considerazioni che spero farete.

 
Il Salotto di Irene, l'arte che è ancora viva
Written by Piero   
Sunday, 19 February 2012 14:32
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Questi tempi di crisi, di immobilismo, a volte anche di “vuoto culturale”, ti fanno venir timore che se ne vada anche l'arte, l'ispirazione, la creatività. Ma è vero anche il detto in base al quale, “tempi di crisi aguzzano gli ingegni”, e poi fanno emergere le cose migliori. E' qualcosa che ho respirato ieri sera a Ragogna al teatro San Giacomo in occasione della seconda data pubblica de “Il Salotto a Casa di Irene”, un raduno di artisti provenienti da diverse parti della regione (e non solo) che hanno presentato le loro performance di fronte ad una sala gremita di spettatori. “A Casa di Irene” è un evento che arriva dal “privato” della taverna di Irene Dolzani, musicista jazz residente a Osoppo, dova da un anno e mezzo si incontrano quasi mensilmente artisti ritrovatisi in questi anni nella rete di facebook. Avendolo vissuto sia in forma “privata” che pubblica, posso dire che quell'atmosfera intima in cui persone dotate di forza creativa si esprimono attorno ad un tavolo si è ricreata perfettamente anche nel piccolo teatro di Ragogna, con la differenza che invece di una ventina di persone c'erano almeno due centinaia di ogni età, tutti attenti ed incuriositi da quello che gli si presentava sul palco: dalle corde di flamenco di Michele Pucci con il ballo della brava Federica Copetti, alle letture dello scrittore Renzo Brollo in duo Louis Armato alla chitarra, voci note del jazz locale come Barbara Errico, con il cantautore Juri Lenart, il pianista bergamasco Bettini, l'intenso Lucas con la sua chitarra acustica, lo humor da “domatore di pulci” di Edi Kermit Toffoli, le letture di Francesco Milanese... c'erano tante anime diverse su quel palco, provenienti da esperienze artistiche diverse ma tutte accomunate da una spontaneità di fondo che diviene dalla volontà di esprimersi fra amici: «Potete fare come volete, noi continueremo a stare qui e a fare arte fino alla fine del salotto», ha detto presentando lo spettacolo la stessa Irene ad un pubblico che in buona parte ha seguito fino alla fine quelle oltre tre ore di performances. In tempi di “vacche magre” come si diceva prima, “Il salotto di Irene” è un bel segnale proveniente dalla timida provincia friulana: lo stesso modo in cui nasce – molto “do it by yourself evoluto”- è molto forte perché va a recuperare una maniera di fare arte sicuramente “sperimentale ed immediata”, propria di una cultura del passato che sembrava andata persa, e se non altro dimostra che da facebook possono nascere non solo contatti virtuali ma “reali” davvero e che trovano espressione nella realtà su un piccolo palco di paese (a cui seguirà quello in programma il prossimo 30 giugno sul forte di Osoppo). E' un piccolo laboratorio artistico, dove chi ci è arrivato lo ha fatto perché gli veniva spontaneo passare da quelle parti e non è stato a pensare se era un jazzista, un bluesman, un rockettaro, un cantautore, un teatrante, un ballerino, uno scrittore, un poeta, un pittore, un videomaker, perché ad un certo punto siamo nel ventunesimo secolo e i confini fra le arti non interessano a nessuno. Ce lo insegna Il Salotto di Irene.

 
Presentazione del nostro libro all'Angolo Club
Written by Musicologi   
Sunday, 29 January 2012 15:36
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Se il 2011 è stato l'anno del decennale, il 2012 è l'anno in cui continuiamo a raccontarli in nostri dieci anni di attività come associazione culturale Musicologi. Saremo sabato prossimo, 4 febbraio alle 18 e 30 all'Angolo della Musica di Udine per la presentazione del libro “Ciò che resta vale/10 anni di Musicologi.com” (Audax Editore, 2011) di Piero Cargnelutti, uscito lo scorso settembre. La presentazione del libro si inserisce all'interno degli incontri musicali Angolo club organizzati dalla'associazione Musicisti delle tre Venezie presso negozio musicale udinese. La presentazione sarà in realtà anche musicale con la partecipazione del gruppo Le Sympatyques che vede tra i suoi componenti ben tre presidenti (Alessandro, Paolo e Lorenzo) che si sono intervallati nella direzione dell'associazione Musicologi in questi ultimi dieci anni. La musica dei Sympatyques sarà alternata da una breve presentazione del libro e da una lettura di qualche suo passaggio. Vi aspettiamo.

 
Natale
Written by Rocco Burtone   
Tuesday, 27 December 2011 14:29
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La ragazza era immobile, semi sdraiata tra l’erba del prato e uno spuntone di roccia. Quasi nuda con solo la maglietta lacerata e il reggiseno penzoloni. Gli occhi spalancati non si mossero all’arrivo della pattuglia. Il volto devastato e coperto di sangue che colava fin sul seno.

Respira. Chiama l’ambulanza!”

Corse alla macchina quasi in apnea. Lanciato l’sos cercò una coperta nel bagagliaio.

Bravo Natale, hai fatto bene. Coprila ma non toccarla.”

L’arrivo dell’ambulanza, sirene spiegate fino all’ospedale, la caccia.

Lo troviamo, non ti preoccupare, lo troviamo. Ti porto in ufficio…”

No, voglio venire anch’io.”

Non ti incazzare Natale, devo obbedire.”

Sceso dalla macchina diede il cambio al collega.

Natale, come va?”

Bene, grazie, andate a prenderlo.”

Lo faccio anche per te…”

Era giovane, con la faccia bella.

Il mondo dovrebbe avere queste facce” pensò Natale e si sedette alla scrivania.

Estrasse il portafogli e guardò la foto. Diciotto anni. Non c’è dio, non c’è alcuna possibilità razionale. Cosa ne può sapere il mondo di una perdita così atroce. Non devo piangere. Non c’è più ragione di piangere, oramai.

Luigina era stata trovata in un parco adiacente la piazza centrale del paese. Nessun testimone, nulla di nulla. Solo il corpo denudato di qualsiasi pietà.

Ed oggi, al rientro dopo un periodo di riposo (riposo? Quale riposo oramai?), l’ennesimo ritrovamento. Questa era però la volta buona. La ragazza aveva gridato, aveva lottato, qualcuno aveva sentito.

L’abbiamo preso, Natale, l’abbiamo preso. Prepara la cella che siamo lì in due minuti.”

Si alzò a fatica e spostò le masserizie che riempivano la stanzetta adibita a cella e inutilizzata da sempre.

Eccolo Natale, ecco il bastardo.”

Guardò il ragazzo cercando di mantenere una parvenza di tranquillità.

Ha detto qualcosa? Di dove è?”

Bò, non lo capiamo. Secondo me è appena sbarcato, può essere curdo chessò, albanese… comunque non parla e quel poco che dice non si capisce un’acca.”

Cosa gli hai trovato in tasca?”

Niente di niente.”

Le mani del giovane erano ancora sporche di sangue ed anche la camicia.

Non gli abbiamo dato il tempo di pulirsi.”

La chiave girò nella toppa. Da dietro le sbarre il ragazzo guardò Natale e sussurrò qualcosa. Pareva terrorizzato.

Troppo tardi amico, potevi pensarci prima. Bene Natale, torno ai giardini a raccogliere indizi. Abbiamo chiamato la centrale, ci raggiungeranno in breve. Come stai?”

Vai, vai che sto bene.”

Posso lasciarti da solo? Te la senti? Se vuoi…”

Vai, che non c’è problema. – Il collega lo osservò perplesso. – Corri, non perdere tempo.”

Rimasto solo Natale si appressò alla cella. Si guardarono ed il ragazzo cercò di dirgli qualcosa parlando sempre a bassa voce. Era un mormorio gentile, supplichevole.

Sentì la collera montare, chiuse la porta alle spalle e si sedette alla scrivania.

Non devo lasciarmi trascinare dall’ira. Io non devo, non voglio vendicarmi.” E pianse.

Pianse e considerò il significato della vita e della sofferenza.

Dalla morte di Luigina la sua fede aveva percorso due strade opposte. L’una lo portava alla ricerca della sublimazione in Dio, l’annientamento della ragione ed il completo darsi al mistero. L’altra lo conduceva alla bestemmia ed al dubbio e ancora al rifiuto di un dio che permette tanto inumano dolore. Ed ogni volta era una battaglia sulla direzione da prendere, e spesso a soccombere era la fede.

Si alzò e tra le masserizie tolte dalla cella trovò la corda. Aprì la porta. Il ragazzo era prono. Pregava.

Bene, adesso so anch’io da quale parte sta la Mecca.”

Entrò nella cella. Cercò di sorridere per tranquillizzarlo.

Non temere, andrà tutto bene.”

Estrasse le manette. Il giovane si ritrasse. Natale gli appoggiò la mano sulla spalla. Continuò a parlargli con gentilezza. Infilate le manette prese del cotone che gli appoggiò agli occhi e con carta adesiva lo bendò. La voce sempre più calma e cantilenante. Tornò in ufficio e prese la corda. Legatane un’estremità alle sbarre lanciò la parte col nodo fino ad oltrepassare la trave. Prese la sedia e vi spinse il ragazzo contro.

Sali piccolo, sali.”

Dovette sollevarlo e lo lasciò eretto tremante come foglia. Velocemente prese un’altra sedia dall’ufficio e con abilità cinse il collo del prigioniero col nodo scorsoio quindi lo spinse all’istante. Il corpo oscillò per poco e si quietò. Gli tolse allora le manette e la carta adesiva e il cotone che buttò nel cesso. Risistemò le sedie, chiuse la cella e la porta dell’ufficio.

Natale, Natale, non è quello…”

Cosa vuoi dire?”

l’assassino…il violentatore è un altro…”

Ma che cazzo dici…”

L’abbiamo trovato perché è ferito ed ha dovuto andare al pronto soccorso…”

Ma se questo era tutto sporco di sangue!”

E’ stato ferito dal tizio che hai in cella. In pratica abbiamo arrestato quello che ha cercato di aiutare la ragazza…”

Ma perché sarebbe scappato?”

Perché è un clandestino… adesso arriviamo.”

Natale depose il ricevitore e prese in mano le parole crociate.

Quattro verticale…”

 

 

 
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