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"Sogno o son desto" di Massimo Ranieri al Giovanni da Udine
News
Written by Alessandro Tammelleo   
Wednesday, 29 May 2019 09:04
There are no translations available.




Venerdì scorso, in un gremito teatro Giovanni da Udine, ha calcato ancora una volta le scene il concerto di Massimo Ranieri “Sogno e sono desto”.

Sulle note strumentali di “Ho bisogno di te” entra il Chanteur napoletano, accompagnato da una band tutta in forma (in primis Flavio Mazzocchi al pianoforte) e subito scatena la sua istrionica ironia, raccontando, ancora una volta, uno dei primi contratti milionari con la pasta “Barilla”.

Uno spettacolo che ha visto oltre 400 repliche, con il pubblico sempre entusiasta e, naturalmente, sbalordito per chi lo ha visto per la prima volta. Francamente, per la stima come attore teatrale verso Ranieri, ci aspettavamo qualche cambio di battuta, in quanto crediamo che replicare uno spettacolo nello stesso posto, probabilmente con gli stessi fans davanti (annunciando in diretta un'altra replica per marzo 2020) non ha quel “piglio” di chi si presenta con nuove scene e nuove gags. Le canzoni sono indimenticabili, capisaldi della nostra musica italiana, fantastico quando hai il pubblico in sala che le canta a squarciagola con te, ma avere il pubblico che già sa come va a finire una barzelletta, forse non è così soddisfacente.


Apre il concerto “Vent'anni”, un pezzo che oseremo definire “fresco”, “leggero”, con una musicalità scorrevole, sottolineata da un Donato Sensini al sax in perfetta forma.

Da brani leggeri, vedi “Ti penso”, a brani dalle sonorità più ritmiche, come “Se bruciasse la città”, dove il cantante scatena movimenti e balli da capogiro per la sua età.

Brevi cambi d'abito, ma doverosi per sottolineare al meglio la comunicatività di alcuni brani, come “Pigliate na pastiglia”, che ha concluso la prima parte.


Apre la seconda parte “La voce del silenzio”, a cui segue un vero capolavoro, il pezzo indubbiamente più riuscito della serata, tanto di cappello, stiamo parlando di “My one and only” ballato a tip-tap, assolutamente perfetto, sottolineato da un fragoroso applauso finale. E poi “Erba di casa mia”, anticipata dalla solita gag dei 10 euro, ma che fa ben comprendere il movimento che le banche fanno con i nostri poveri risparmi, quindi “Rose rosse”, un brano cantato dai più giovani e dai meno giovani presenti in sala, arrivando quindi, a nostro parere, al suo brano più bello, ovvero “Perdere l'amore”, vincitore a Sanremo e che, fortunatamente, lo ho riportato sul palco a cantare, altrimenti avrebbe continuato una splendida carriera teatrale, grazie anche a maestri del calibro di Giorgio Strehler.

Bis di rito nella sua lingua, il napoletano, “O Sarracino” e “Anema e core”, per un pubblico udinese che lo attende la prossima primavera!

 

 

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