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Stemane Ulive: la cultura friulana e Vescovo
Recensione Disco
Written by Piero   
Tuesday, 07 January 2003 01:00
There are no translations available.

Stemane ulive-Nota records, 2002

Dico la verità, prima di accingermi a scrivere questo articolo mi ci è voluto un po’ di tempo. “Si, in fondo stiamo parlando di Loris Vescovo” – mi dicevo -, “ uno dei rappresentanti della nuova musica friulana!”. Dunque, oltre ad ascoltarmi più volte questo disco, ho voluto “uscire in strada” per capire quello che diceva la gente a proposito di questo lavoro. E devo dire che questo “uscire in strada” si è rivelato utile: da una parte c’è stato chi ha gridato al capolavoro, evidenziando la grande poesia nelle composizioni di Loris, dall’altra chi invece ha evidenziato il fallimento di questo suo secondo disco, accusandolo di non essere un vero cantautore(visto che gran parte dei testi non sono suoi) e di non aver portato niente di nuovo con le sue composizioni. Effettivamente, Stemane Ulive è un disco che contiene pochi brani scritti da Vescovo: si passa da Pasolini ad Andrea dell’Orbo, da Biagio Marin ai canti di origine slovena, dunque sembra davvero che l’autore perda per un attimo le sue “sembianze” di cantautore per diventare un interprete. Considerazione quest’ultima, alla fine un po’ banale perché l’intero disco è come un percorso teso a voler rappresentare un mondo composto da diverse sfaccettature: se nell’iniziale Al màl di sabida c’è la visione pasoliniana del paesino isolato rispetto al mondo, con Preiera par Tualias c’è invece il paesino svuotato e stavolta la visione è quella di Dell’Orbo, dunque si tratta di un ritratto della nostra storia visto “da fuori” . Lo stesso dell’Orbo ritorna nella voce sofferente di Loris in Erto, un non voler dimenticare quella “vallata cieca” , quel luogo di morte voluto dall’ingordigia umana. Il Cercis Cuartet accompagna Loris accarezzando gli strumenti in Domenie dove si parla di una guerra che non c ‘è ma che fa più male di quella vera. Con Te vogio ben la parlata mi riporta ad un atmosfera “marittima”, forse la riva del mare di Monfalcone o Trieste e ci allontana un po’ dagli ambienti delle canzoni precedenti, mentre invece con Tumburus si va a parare al cuore della nostra storia citando Aquileia, ma più che richiamare il centro di quello che era un importante centro culturale, qui sembra di essere in un mercato di paese medioevale e l’atmosfera si fa tranquilla, la stessa che ha aperto il disco con Al màl dal sabida. Banja Luca, ed ecco un altro salto avanti nella nostra storia, un modo per non dimenticare che fino a mezzo secolo fa c’era la guerra nelle nostre terre: “…Banja Luka pincarel 41 sot des mitrais i troncs di len van in seum, sot de divise i miei 20 agns stan strents adun metros di vuere che si disfin in marum…”. Dunque, un disco di Loris Vescovo con molte canzoni che non sono sue. Eppure, secondo me questo è un disco di Loris Vescovo: si, perché è lui il regista, è lui quello che distribuisce i temi all’interno di questo lavoro. Temi che si legano nella Stemane Ulive (sabida, vinârs, martârs), un cammino che chissà se porta alla redenzione, ma di certo al ricordo e alla presa di coscienza di quello che siamo. Come si può fare un disco rappresentativo della nostra cultura senza ricordare, allo stesso tempo, Pasolini, Aquileia, la guerra, i luoghi dimenticati come Topolò o il Vajont, il mare di Monfalcone e Trieste, il confine…? Mi piace pensare che Vescovo abbia fatto questo ragionamento quando ha cominciato ad immaginarsi questo disco. Certo, uno dei difetti è il fatto che a volte sembra un po’ dispersivo e non riesce a creare un continuum tra tutte le sue facce. Del resto, è un limite che ci si doveva aspettare, visti i punti di partenza. Dall’altro lato però ciò che molti hanno visto come una grossa carenza, secondo me alla fine è un pregio: quello di non cantare le proprie canzoni, ma di lasciar parlare le cose, i fatti, la storia. Si, un pregio, perché un’idea. Poi comunque alla fine che questa sia un disco di Loris Vescovo si sente: la sua raffinatezza e le sue atmosfere spirituali ci sono. E’ ancora molto presto per valutare quale rilevanza avrà Ste
 
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