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La musica indipendente e il nuovo artista rock
Scritto da Piero   
Mercoledì 03 Ottobre 2007 01:00
John Sellers. Se cercate questo nome su google, ne troverete diversi di John Sellers: dall'attivista impegnato all'astronauta. Ma il John Sellers che intendo in questo momento è un reporter musicale americano, attivo sulle pagine di Time Out New York, The Believer, GQ, Spin, The Atlantic Monthly, e pure sul New York Times. Nel 2007 ha pubblicato un libro che si chiama Perfect from now on. Io l'ho comprato lo scorso luglio in una libreria di Oakland, a San Francisco, durante le mie ferie trascorse negli Stati Uniti a percorrere la Route '66 Los Angeles-Chicago. Comunque, venendo a Perfect from now on, è un libro che racconta la storia di un giovane nato nell'America (Michigan mi sembra) degli anni '70 e della sua fervente passione per l'indie rock. Immaginatevi uno di quelli che rifuggivano le passioni del padre per Dylan o per il boss, un libro in cui la generazione hippie non viene neanche considerata, e dove invece la storia della musica “che vale la pena di ascoltare” inizia con il dopo-punk. Ian Curtis e i suoi Joy Division, ma anche i successori New Order sono i primi miti del nostro protagonista: la voce di Ian, la sua profondità, la sua tragica fine, non ultimo il fatto che le canzoni sono molto semplici da imparare con la chitarra. Eredità punk, no? “Here is a chord, here is another chord: now you can form a band”. Un racconto interessante per ragionare sulla musica indipendente, e sul fatto che oggi siano molti di più i dischi indipendenti che arrivano nelle nostre collezioni rispetto al passato. I motivi si intuiscono: lo sviluppo di tante realtà indipendenti che realizzano e distribuiscono i loro dischi, la possibilità di scaricare musica gratuitamente, il fatto che le stesse pubblicazioni indipendenti siano rintracciabili nei negozi, quando un tempo esse erano forse soltanto materiale che circolava tra gli adepti più ristretti ad una determinata scena rock. Ma fra le righe di Sellers è pure interessante notare come cambi, verso il nuovo millennio, la concezione dell'artista rock. Chi lo sa, negli anni '60, con la rivolta contro la guerra del Vietnam e il gap generazionale, il “peace&love”, l'artista forse era ancora una sorta di salvatore del mondo, insomma, quello che apriva le coscienze. Con il punk, diventava forse la controfigura del precedente, quello che, deluso da come erano andate le cose, spaccava fuori tutto e professava l'anarchia e l'autodistruzione. L'artista indie, delineato dallo stesso Sellers, è invece l'uomo comune. Addirittura, il buon Sellers è capace di smontare perfino Kurt Cobain: troppa attenzione attorno a lui, troppo mitizzazione, troppo debole, addirittura. Meglio uno Stephen Malkmus che con i suoi Pavement si presentava come un “gruppo di sfigati”. Per non parlare dell'ardente passione del nostro Sellers verso Robert Pollard e i suoi Guided By Voices. Pollard, quello che lavora come insegnante di scuola elementare e nel tempo libero si diletta a suonare le sue canzoncine con suo fratello e con i suoi amici (siamo alla fine degli anni '80). Poi un giorno, riescono a vendere 100 mila copie, allora possono cominciare a considerare il loro hobby anche come una sorta di lavoro. Canzoni scritte e registrate in casa, tanto a rendere conto di come il “do it by yourself” si stia globalizzando pure lui: ora, non c'è necessariamente bisogno di registrare in uno studio super-tecnologico per avere un buon disco da vendere: noi ascoltatori, come hanno dimostrato i White Stripes, ascoltiamo volentieri anche una registrazione di bassa qualità, tanto più che ormai, anche per i grandi della musica, per cui si spende in studi di registrazione, le nostre orecchie si stanno abituando anche ai suoni spesso iper compressi degli Mp3. E poi, nella musica indipendente, è anche una questione “etica”: un po come facevano più di 20'anni fa i Beat Happening, che i loro dischi li registravano in cucina con una chitarra acus
 

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