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Interviste rock dai colli orientali
Scritto da Blues Club356   
Venerdì 20 Novembre 2015 14:24

Ciao Peter, partiamo intanto dal nome della band, Beasts Of Burdencome hai (o avete) scelto questo nome e non, ad esempio iMidnight Ramblerso iTumbling Dice?

Mi piace tutto l'album Some Girls, ma in particolare mi piace la canzone Beast of Burdenquindi ho proposto il nomeBeasts of Burdenal plurale perché ci sentiamo (e siamo) tuttianimali da soma, ciascuno a modo suo.


Parlami degli albori dei Beast Of Burden, ovvero lanno di nascita e il lungo percorso evolutivo della formazione, in cui si sono avvicendati vari membri... ad esempio il nostro comune amico Luciano Mr. Lucky Gherghetta.

Con il mio primo gruppo -nel 1981 (!)- già suonavo diversi brani dei Rolling Stones, e nel 2009 ho formato una prima RS tribute-band assieme al cantante Ivano Suerz. Poi sono sorti i soliti problemi comuni a tutti i gruppi (trovare il tempo per le prove, accordarsi su come interpretare i brani e così via) e per un poci siamo fermati. Io sentivo la mancanza di suonare questo repertorio, ma mi servivano le persone giuste per realizzare questa ideaalla fine, anche grazie allinput di Lucky, nel 2013 sono nati i Beasts Of Burden (o B.O.B. che dir si voglia). Nella formazione originale c'erano Daniele Furlan alla batteria e Lucky alla chitarra (che poi hanno dato forfait per mancanza di tempo) oltre a Enrico Arnoldo-basso, Marco Gregorig- tastiere e Albertine Greco-percussioni e background vocals. A questo punto è arrivato Federico Spanghero alla chitarra e voce, e la formazione attuale si è stabilizzatain realtà ci consideriamo un quartetto (Marco si unisce a noi quando può), ma il gruppo funziona in trio, quartetto e quintetto: infatti, se cè la base ritmica puoi suonare tranquillamente in trio, ma è chiaro che quando suoniamo in cinque il suono è più completo.


Facciamo conoscenza coi membri della band: quali percorsi hanno alle spalle, e quali sono i loro ferri del mestiere?

Enrico Arnoldo arriva direttamente dagli anni60, nel senso che lui questa musica la suonava già allora (!), ma in quegli anni deve aver suonato di tutto; in seguito, aveva mollato la musica per dedicarsi a famiglia e lavoro, poi ci ha contattati con un annuncio: quando è venuto alla prima prova/audizione, si è presentato con un basso Hofner dal suono stupendocome quello dei Beatles- perchè lui prima suonava in un gruppo cover dei Beatles. e che sapeva suonare bene! Suonada bassista degli anni d'oro-quando il basso occupava certe frequenze nella musica- e non usa tecniche tipo il slap, usa strumenti a 5-6 corde, ma quando suona riesce ad amalgamarsi perfettamente con la musica.

Marco Gregorig suona una tastiera Nord, lo conosco e suono con lui da 30 anni: sa suonare di tutto: Jazz, Progressive, Blues, Soul, Disco, Rock, Ska, Reggae…. e trova sempre il suono giusto per la musica che sta suonando.

Federico Spanghero usa chitarre Stratocaster e Telecaster, ampli Victoria Amps Bandmaster o Fender Deluxe Reverb, e conosce il repertorio degli Stones a menadito… secondo me, lo conosce meglio degli Stones stessi! Può suonare come Keith o Ron con uguale facilità, ha il sound giusto e suona le note giuste. Noi lo vorremmo sempre con noi, ma siccome è così bravo tutti lo vorrebbero nel loro gruppo…. che altro posso aggiungere?


Senza nulla togliere ai tuoi soci maschi, non si può negare che Albertine sia un elemento che ‘buca lo schermo’… non puoi non notarla subito, e merita un discorso (e direi anche un encomio) a parte.

Albertine Laura Greco era giàpassataalla batteria, perché quando a prove mancava Daniele ci pensava lei a suonarla, pure non essendo una batterista professionistae ci siamo accorti che conosceva bene il genere. Lei si definisceritmistae suona la batteria come uno strumento musicale (come batteria usa quello che trova, e canta), alla Charlie Watts, forse anche grazie al fatto che non ha mai studiato la batteria! Ha una formazione musicale classica in pianoforte, linteresse per la batteria è giunto inaspettatamente, nelladolescenza, da un regalo del padre scoperto in garage. Suo padre ha visto dal vivo sia i Beatles che i Rolling Stones negli anni60, e le ha fatto conoscere gli Stones tramite l'ascolto degli LP della sua collezione. Ha esordito da batterista con il trioNew Horizon, inizialmente due chitarre poi è subentrato il basso, con amici di scuola e di infanzia, nel blues e rock anni60 e70, distintamente apprezzato in Bassa Friulana; successivamente ha sperimentato influenze swing, latin e jazz nellensembleFree From Time. Albertine è particolare, conosce i RS come pochi ma conosce anche la MUSICA come pochi. Sa a cosa serve una rullata, un piatto o uno stacco: cioè a creare musica, a creare l'atmosfera giusta o a segnare l'arrivo del ritornello.


A questo punto, ti tocca auto-presentarti

Peter Sammons: chitarra e voce (chitarre James Trussart stile Les Paul, Whitfill Tele, Hahn Tele o Stratuso anche ho una chitarra con 5 corde accordata in Open G. Ampli Louis Electric KR 12, dove KR sta per Keith Richards e infatti questo modello è stato progettato appositamente per Keith). Sono arrivato al blues tramite gli Allman Brothers, Taj Mahal, Traffic e naturalmente gli Stones: i RS sono fra i pochi cheoltre alla loro musica- riescono a suonare il blues in maniera convincente, anche se trovo che Mick Jagger -come cantante blues- abbia pocospessore. Un cantante deve saper fare tre cose: 1) cantare bene 2) avere una buona pronuncia e sapere a memoria i testi 3) saper fare spettacolo. Sono stanco di cantanti che leggono il testo mentre cantano e che pur non avendo null'altro da fare non fanno spettacolo, cioè non hanno presenza si muovono un po' sul palco. Nel gruppo devo coprire sia il ruolo di Keith che quello di Mick: e fin dallinizio ho pensato che se non si trovava un cantante che sapesse fare bene almeno una di queste tre cose, avrei cantato ioin verità soddisfo solo il punto, ma almeno suono anche la chitarra! Devo aggiungere che uno dei punti forti del gruppo è che sia Albertine che Federico fanno bene i cori, nel senso che cantano con la ritmica giusta dell'inglese oltre ad essere intonati.


La tua matrice linguistica americana ti aiuta o ti ostacola nel cantare in "inglese londinese" (o quel che è!)?

Si può dire che cerco di imitare un Inglese che cerca di imitare i bluesmen Americani e mi rendo conto che viene fuori la mia pronuncia americana, ma forse non importa (?)


Torniamo un attimo sulla fondamentale questione-strumentazione: i RS hanno utilizzato montagne di strumenti differenti in carriera (abbiamo visto una mostra delle loro chitarre depoca ad Ameno Blues, e cera da svenire!) e si sa che il loro è un sound essenzialmentechitarristico”… come mai avete scelto proprio quelle chitarre e ampli che hai citato? Devo dire che apprezziamo in particolare il modo in cui riuscite a fondere le due chitarre, diversissime se prese singolarmente. Quando suonate in cinque, ovviamente.

Sì, i RS hanno utilizzato di tutto, d'altronde suonano da più di 50 anni (!) ed è normale che in così tanti anni abbiano cambiato strumentazione in base alle esigenze del sound… però alla fine, come chitarre e ampli usano Fender e qualche Gibson. Io uso le chitarre che mi danno il loro suono “classico” e così anche Federico: se hai un suono di base giusto, tutto il resto dipende da come suoni. Bisogna sempre rispettare la musica, se la ami, altrimenti tanto vale andare a suonare liscio!


Quali finalità metti al primo posto, nel progetto B.O.B.? Lucro, divertimento, commosso omaggio... o nessuna finalità? Comunque sia, mi sembra che vi divertiate sempre a suonare assieme, anche con la pioggia!

Divertimento e soddisfazione personale: suoniamo ciò che ci piace, visto che comunque è quasi impossibile fare i soldi con la musica.


Ho letto la vostra scaletta completa: al momento potete scegliere fra ben 62 pezzi degli Stonesovviamente in scaletta avete il meglio del meglio (anche i veri Stones sanno è obbligatorio suonare dal vivo i lorocavalli di battagliaper far felici i fans, cosa che invece un Neil Young si guarda bene dal fare!), ma ci sono anche cose non notissimesarebbe un poarduo elencarli tutti, piuttosto ti chiederei gli LP degli Stones che prendete come punto di riferimento.

Albertine ed Enrico preferiscono quelli degli anni60 come Aftermath, a me piacciono quelli degli anni 60/70 (Beggars Banquet, Some Girls, Sticky Fingers e Love You Live) e a Federico piacciono tutti, specie quelli del periodo anni 70/80. La scelta dei pezzi è stata fatta in base alle esigenze di repertorio (anche noi siamo vincolati dai pezzi classici, che è obbligatorio suonare), alla formazione presente on stage (ad es. se manca Marco, non vengono bene brani dove le tastiere sono in primo piano!), al posto in cui si suona e ovviamente alle preferenze dei singoli membri del gruppo. Quando possiamo ci buttiamo dentro quelli meno noti, magari cover blues che gli Stones hanno inciso e suonato in passato.


Sarebbe interessante chiedere a Enrico qualche aneddoto del suo passatoe se si sente un bassista wymaniano o wymanesco.

Enrico: Non mi sono mai identificato con altre persone musicalmente professionalmente, il mio modo di suonare é quello che si può constatare quando ci troviamo a suonare: non sono pertanto in grado di emettere alcun giudizio od opinione in merito. Posso dire che hoqualcheanno in più rispetto agli amici dei B.O.B., e che ho vissuto direttamente quel bellissimo periodo che va dal '65 al '72 segnato dalla musica di Stones, Beatles, Byrds e Dylan: tempi in cui ibenpensantigiudicavano a priori negativamente i cosiddetticapellonie lamusica chiassosa. A quei tempi, eravamo tutti studenti sui 1517 anni, soldi pochissimi (pensate che inizialmente usavamo addirittura delle radio al posto degli amplificatori, e non tutte le radio erano predisposte per la presa esterna audio)abbiamo fondato un complessino di quattro elementi (batteria, basso + voce, ritmica, solista/tastiere + voce) e ci siamo chiamatiKing's Stones: in effetti un nome banale e forse ridicolo, ma allora era di moda usare termini in lingua inglese privi anche di significato. Abbiamo suonato in vari locali per cenoni di Capodanno, feste private e matrimoni (la SIAE si é arricchita con noi: c'erano più tasse che guadagno, e a noi ci rimaneva e no una pizza!), con un repertorio che andava dai Beatles e Stones ai C.C.R., Pooh, Equipe 84 e De André, compresi tanghi e valzer. Poi un bel giorno del 1972 é arrivato il momento di partire per il servizio militare, e da quel momento il mio basso (un EKO di modestissima spesa) é rimasto in soffitta. Sono rimasto tagliato fuori dalla musica per ben 37 anni fino al 2009, anno in cui mi é arrivata lachiamatada parte dei vecchi amici del gruppo. Con una certa riluttanza -pensavo di non farcela!- ho ripreso in mano il basso, e abbiamo ricominciato a suonare lo stesso repertoriola cosa è andata avanti fino a tre anni fa, poi i mieicolleghidi gruppo hanno avuto alcuni problemi fisici, ma credo che comunque non si divertissero più a suonare. Io invece continuo a divertirmi con questi bravissimi ragazzi dei B.O.B., da cui ho e avrò da imparare ancora molto.


Questa domanda è invece per Marco: ti riconosci di più in Ian Stewart o Chuck Leavell o Billy Preston (i tre storici tastieristi-collaboratori degli Stones, ovviamente)?

Marco: Ringrazio Peter e Albertine per la considerazione che hanno espresso; aggiungo che tento di ricreare i suoni che sento nei dischi perché prima di tutto sono un musicofilo, nel senso che mi piace quasi più ascoltare che suonare. Fino all'esperienza B.O.B. non avrei mai pensato di suonare Stones, l'unico pezzo che sapevo (e adoravo) era Angie. Quindi il mondo stonesiano l'ho scoperto tardi e ne sono rimasto piacevolmente colpito, se devo citare un riferimento è Chuck Leavell, che conosco anche in altri contesti e considero uno dei grandi tastieristi della nostra epoca.


È ovvio che non siete volete essere una loro band-fotocopia, esteticamente parlando (non so se le altre tribute bands ci provino, ma non credo sia possibile farlo in modo credibile!)in che modo cercate di "vestirvi" da Stones, e qual'è il riscontro del pubblico?

Non possiamo essere una band-fotocopia dei RS perchè siamo diversi come formazione, manca ilcantantee poi siamo troppo grassi per vestirci come loro! Vedo che la gente apprezza come suoniamo la loro musica, anche se ognuno di noi porta qualcosa di personale, ovvero un proprio modo di interpretare la musica che non è esattamente quello degli Stones. ma non lo potrà mai essere! Suoniamo questo repertorio perchè ci piace e ci mettiamo dentro del nostro, pur nel rispetto del genere, e questo rende genuina la nostra interpretazione.


Avete mai pensato a coinvolgere dal vivo Pit e Stiv dei Mad Men Blues? Oltre a grandissimi musicisti, come ben sai, sono anche due grandi fans degli Stones. Dal vivo suonano anche Lets spend e Mother Little Helper (un pezzo che voi non fate), ovviamente in puro MMB-style: insomma, hanno cercato e trovato un modo assolutamente personale per interpretare questa musica che ormai va considerata 'musica classica' a tutti gli effetti. Checchè ne dicano i benpensanti. E come tutte le musiche classiche, va studiata per una vita prima di essere suonata come si deveun 15nne non potrebbe maientrarein questo particolare sound, neanche se fosse un genio. Non ne avrebbe avuto il tempo, giusto?

Certo, avervi-li fra il pubblico ci piace, perchè sono fra i pochi che ci capiscono a livello intuitivo-musicale! Ho scoperto solo di recente che Pit e Stiv sono fans dei RS, e presto ci sarà una jam dal vivo con loro, appena arriva l'occasione giusta... lo sento! Anche ungiovanepuò entrare in questo sound, se ascolta e ama il repertorio dei RS: non è una questione di età, bensì di conoscenzaAlbertine ne è la riprova.


Dal vivo avreste anche bisogno di un equivalente friulano di Bobby Keys friulano, cioè uno che sia molto bravo e anche pazzo al punto giustovedrei bene in questo ruolo Federico Missio. O magari Angelo Chiocca (anche se è di Muggia!)

Federico qualche anno fa ha suonato con Missio nella Sen-sa-shun band di Gherghetta e conosce bene anche Angelo Chiocca, quindi chissàcertamente a tutti noi farebbe molto piacere collaborare con altri musicisti della nostra regione. Angelo è veramente un grande musicista, canta bene, accompagna bene, fa assoli strepitosi ed è anche una bella persona. Ce ne sono pochi come lui in giroho avuto occasione di suonare con lui di recente in due diversi gruppi, uno funk e l'altro blues, e il suo modo di suonare mi ha lasciato incredulo!


E che succede, quando i B.O.B. suonano a prove ?

Qualche volta ci troviamo a prove stanchi, dopo una dura giornata di lavoro, ma quando iniziamo a suonare esce sempre una grande musica! Questo è merito del bravura di ciascuno e il rispetto che ognuno ha per i brani che suoniamo, insomma vuol dire che c'è un grande equilibrio nella band. E quando dobbiamo inserire un brano nuovo in repertorio, già alla prima prova la musica “gira” e in due prove è pronto: questo è merito soprattutto di Enrico e Albertine, la nostra sezione ritmica. Aggiungo infine che le prove con questo gruppo sono sempre belle, non importa se siamo in tre o in quattro o in cinque, ed è la prima volta che mi succede una cosa del genere.


Avete rapporti con altre RS tribute bands italiane? So che ce n'è almeno una ventina in giro… e, vista l’obiettiva levatura della vostra musica, avete cercato qualche contatto per suonare fuori dal Friuli?

Siamo l'unico gruppo del FVG iscritto a Rolling Stones Italia, ma non abbiamo potuto partecipare a un raduno, perché avremmo dovuto stare fuori casa per alcuni giorni.


Con chi suonate tu e Federico, oltre ai B.O.B.?

Io suono con i Brick House aka Bold Moves (and Funky Grooves) e nella band di Luca Ronka, grande soul man Friulano. Federico è il chitarrista fondatore e songwriter dei Go Go Diablos, una rocknroll band con la quale nel 2013 ha registrato il CD Accidents (New LM Records ed. Crotalo), inoltre ha un trio di roots blues con un repertorio di brani classici dagli anni30 ai60, i Black Magic.


E Albertine che ne dice?

Al momento i B.O.B. sono la mia band esclusiva. Letà diversa dei componenti, la formazione e gli interessi musicali, le preferenze stonesianeversione live e album, primi Stones e Stones maturi/tardivici hanno fatto raggiungere in breve tempo una peculiar mixture, di cui andiamo fieri. La componente autodidatta è significativa e da anni porta avanti lentusiasmo e la curiosità di condividere e di affrontare più sonorità, dal rock e blues, allo swing e jazz, al funky soul. Effettivamente è una punta di pregio per la band e di vanto per me di poter ritmarealla Charliesenza alcuno sforzo, visto che mi sento naturalmente predisposta; il rullante di Pete struscia da paura! Intanto noi continuiamo a suonare in giro, un poin Furlania, in Collio e in Bisiacaria: si vedrà se vorremo approdare ad altri lidi! Apprezzo la disciplina e il colto pragmatismo di Pete nella ricerca dei suoni e dello stile esecutivo, la discrezione e il contegno di Enrico che accompagnano la pienezza del basso Hofnere quando ho incontrato Federico per la prima volta, ci ho visto la faccia e lespressione di Keith Richards! Gli piace graffiare ed essere protagonista con la chitarra: lo fa bene e inoltre è un leone, come me e come Pete, che caratterini! Di Marco posso dire che suona con gusto e tatto, non si scompone fra alti e bassi, lenti e veloci, è sempre presente e puntuale. La porta è sempre aperta (Albertine).


Qualche anticipazione sul vostro demo? É solo un demo “dimostrativo”, o ci sarà anche un aspetto diciamo creativo?

Volgarissimo demo fatto dall'altra formazione. Non dirlo a nessuno!


Che pensi direbbero i veri Stones, se vi sentissero in concerto?

OMG (oh my god) direbbero forse. Keith si farebbe una risata.


Qualcuno dice che i RS avrebbero dovuto sciogliersi nel ’72 o nel ‘75 (o in qualche altro anno da fissare a piacere)… tu che ne pensi?

No, hanno fatto tanta bella musica anche dopo il ‘75 (ma non di recente ) e gli auguro di continuare ancora per altri 50 anni.


E per la seriein cauda venenum, una ultima domanda che non so se definire "retorica" o dire "oziosa". Premetto che negli anni50 i giovani jazzisti dicevano che se volevi suonare come Charlie Parker, dovevi vivere come lui e quindi drogarti professionalmente, fra le altre cose... ovviamente chi ci provava si rovinava la salute e/o schiattava, e comunque alla fine non riusciva affatto a suonare come Parker, non ci andava nemmeno vicino! Per voi il problema non si pone, è chiaro, perchè siete dei bravi ragazzi e queste cose non vi interessanoperò ti chiedo: si può suonare la musica dei RS senza fare -almeno un pochino- la vita dissoluta che almeno nei primi anni facevano tutti loro e che alcuni -come Richards e Wood- hanno continuato a fare per buona parte della vita?(ammesso che adesso abbiano smesso...). Jagger risponderebbe di sì, che si può, visto che adesso tira avanti a succhi di frutta e palestra. Molto probabilmente è così, e anche Pit e altri lo direbbero. Ma per dirla in altro modo: quanto è 'credibile' un bluesman (o qualcuno che appunto vuole tributare gli Stones o i Ramones) che non si concede qualche "vizietto", quantomeno ilminimo sindacale?

Rispondo alla domanda sui vizi e vita da bluesmen.  Quella parte lì è solo folklore e serve a creare un'immagine ribelle del gruppo; più scandali ci sono più si vende, ma poi veramente rischi di non vivere a lungo e in questo gli Stones sono stati fortunati.  La droga non c'entra con la musica, ma probabilmente tanti musicisti veri, quelli che hanno l'estro da artista, sono più propensi a sperimentare anche con le droghe oltre che con la musica.  Comunque sono più i musicisti che si sono rovinati con le droghe di quelli che sono diventati famosi!


Se tu avessi una macchina del tempo e la possibilità di fare quel che ti pare assieme gli Stones per un giorno, cosa sceglieresti? Ti dico cosa vorrei fare io: una lunga jam con Keith e gli altri. A Villa Nellcôte nel 1971.. naturalmente!

Anch'io sceglierei quel periodo lì, ma mi sarebbe piaciuto partecipare alla registrazione dell'album Exile On Main St. più che fare una jam. Ho visto un filmato sulla registrazione di Beggars Banquet ed è molto interessante vederli lavorare in studio (Peter).

Io vorrei aggiungere qualche chitarra e backing vocal su uno dei loro album (Federico).


Ok, siamo alla fine: devi ammettere che è rarissimo leggere un'intervista fatta a una "tribute-band, a meno che non sia una di quelle band che fanno tour mondiali riproducendo i Pink Floyd o i segmenti musicali fondamentali della carriera dei Genesis (The Lamb Lies Down andrei a sentirlo/vederlo di corsa, lo ammetto). Almeno io, finora, non ne ho mai letta una

Sì, questa intervista viene fatta a 5musicistiche si sono trovati a suonare per passione in una tribute band dei RSquindi siamo una tribute band, ma abbiamo tutti una grande conoscenza del blues e -se il tempo e gli impegni ce lo permettono- vorremmo anche costituire un gruppo parallelo che suoni il bluesanni 50-60, tipo Muddy Waters


Verremo volentieri a sentire la nuova creatura, quando nascerà! Vorrei anche aggiungere chedal mio personale punto di vista- siete qualcosa di più della solita tribute-band (le t.b. di solito non mi fanno impazzire), anzi molto di più: ovvero, lultimo e più recente prodotto della cinquantennale influenza degli Stones sulla musica rock-blues in Friuli. Infatti, il primo gruppo di esplicitaosservanza stonesiana(I Duchi), nasceo meglio, viene rifondato- addirittura nel lontano 1965 a San Giorgio di Nogaro come ricorda il loro membro più noto, il jazzista Claudio Cojaniz. In seguito, gli Stones saranno una delle maggiori influenze dei tanti gruppi beat regionali sorti durante gli anni Sessanta, che li introdurranno nel loro repertorioti posso dire che durante la nostra tumultuosa adolescenza anche noi abbiamo dato il nostro modesto contributo, strimpellando Satisfaction e JumpinJack Flash in non so quante feste (erano i primi 80s, bei tempi). Inoltre, il lato B del primo 45 giri targato Stones del63 è I Want To Be Loved: e proprio Baby, I Want To Be Loved! è il titolo del primo disco di blues friulano pubblicato nel 1987 dai mitici One Way Out, dove la chitarra era naturalmente quella di Mr.Lucky, la voce/armonica quella di Pit Ryan e la sezione ritmica, per non farsi mancare nulla, era il premiato duo Zanella-Cappelli della band di Guido Toffoletti: uno che a Londra era diventato amico di Alexis Korner, maestro e guida blues dei futuri Stones durante i primi 60s. Guido poi diventerà amico anche di Keith Richards, che avrebbe anche voluto incidere un disco con lui, a quanto dicono gli amici

 

Commenti  

 
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