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Lutto per Massimo Felcaro nei colli
Scritto da Blues Club 356   
Lunedì 22 Gennaio 2018 16:55

Il gennaio del 2018 sarà ricordato come un mese infausto per la comunità dei musicisti dei Colli Orientali del Friuli, all’improvviso orfana di Massimo Felcaro, classe 1971: uno dei più luminosi talenti emersi dal movimento musicale e culturale che affonda le radici negli anni Ottanta, chiamato Blues dei Colli. Era un riconosciuto maestro della chitarra acustica ed elettrica, strumento che aveva studiato all’Accademia chitarristica Farandola di Pordenone e all’Istituto di Musica di Gorizia, e che aveva a lungo insegnato a numerosi allievi: un tocco raffinato e rigoroso, subito riconoscibile anche nei contesti più disparati, che sapeva fondere naturalmente le influenze della musica classica spagnola con il calore del Blues, l’irruenza del Rock e il gusto per le improvvisazioni di sapore jazz mai banali, anche tramite accordature inconsuete.

Il sound “alla Max Felcaro” era unico e inimitabile.


Nel 1988 partecipò all’incisione di Mad Men Blues, la prima cassetta-demo  dei M.M.B. di Pit Ryan -il 2° 'disco' di blues friulano in assoluto- e nel 1994 all'omonimo disco di esordio dei Darbar Mantra, l'indimenticato trio di culto indian-prog fondato assieme all’esperto bassista rock-blues Mauro Bon e al mago del sitar Alberto Zurco; il gruppo, lanciato dal festival Aria di Musica nei primi 90's, suonò poi dal vivo anche a Folkest e a TV Capodistria (ed ebbe l’onore di dividere il palco con gli Oregon di Ralph Towner). L’amicizia con Hideyo Moriya del famoso California Guitar Trio ebbe una conseguenza inaspettata: la stima del mitico Robert Fripp, leader dei King Crimson, che inserì un pezzo composto da Massimo nel repertorio della sua orchestra di dodici chitarre e che poi lo invitò a studiare nella sua scuola di Berlino (Massimo lo ricorda in una lunga intervista contenuta nel libro Blues dei Colli, edito dal Blues Club 356 nel 2014).


Dal 2000 ad oggi è stato uno dei protagonisti della rassegna itinerante Underground Blues!, con progetti solisti (“¾ d’ora circa”) e suonando in innumerevoli jam sessions. Chiunque avesse bisogno di un chitarrista speciale, in Massimo lo trovava: dal disco-progetto Redimology che fondeva reggae, dancehall e flamenco, al collettivo femminile di poesia Lis Tarlupulis, alla zappiana Kosmic Blues Band (da oltre un decennio laboratorio e palestra per le più ardite e selvagge sperimentazioni blues dei migliori musicisti friulani), all'amico e compaesano Fabian Riz, il più imprevedibile e viscerale dei bluesmen collinari.


Apprezzato pittore e studioso di contrabbasso, dal 2013 si esibiva solo in occasioni speciali coi P.O.F., supertrio di libera improvvisazione jazz-rock & progressive-blues fondato assieme a due veterani della scena come Stiv Odorico dei Mad Men Blues-bass e Marco Padiâr degli Arbe Garbe-drums: l’ennesimo gruppo di culto della sua carriera, sempre lontano dai riflettori ma adorato senza condizioni da una manciata di fans selezionatissimi, che hanno atteso invano il loro CD live la cui registrazione era da tempo in programma. In una delle sue ultime apparizioni on stage (Ass. Rozaleo, 2016) Massimo ha partecipato alla presentazione del CD Lis conseguenzis dal deliri del duo di blues rurale e visionario Rive No Tocje, al fianco dell’estroso maestro jazz Claudio Cojaniz e altri noti artisti underground: un concerto memorabile, di cui ancora si parla.

La storica In Taberna di Cormons (attuale sede del Blues Club 356) era da anni la seconda casa di Massimo, il posto migliore per incontrare gli amici storici e suonare per i fans più devoti, che in futuro faranno il possibile per custodire la memoria di una persona davvero speciale.

 

Lui non è morto, non dorme: si è svegliato dal sogno della vita (P.B. Shelley, Adonais)

 

 

 

Commenti  

 
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