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"Sogno o son desto" con Ranieri al teatrone a Udine
Recensione Concerto
Scritto da Alessandro Tammelleo   
Lunedì 30 Aprile 2018 08:17



Sogno e son desto è il titolo dello spettacolo di Massimo Ranieri andato in scena ieri sera in un gremito teatro Giovanni da Udine. Spettacolo e non concerto, così lo definirei, perchè sono state due ore di gags, teatro di avanspettacolo e non solo canzoni.

Massimo Ranieri, 67 anni il prossimo 3 maggio, balla, si muove e si snoda sul palco del teatrone e addirittura si rotola sul pianoforte a coda nell'omaggio a Pino Daniele con “Je so' pazzo”. Qual'è il suo segreto? Non è dato sapere, certamente sta vivendo “un'altra primavera” come lo dice uno dei suoi pezzi cult “Erba di casa mia”.


Puntuale alle ore 21.00 l'inizio sulle note di “Ho bisogno di te”, con band tutta già fuori e Ranieri che entra dopo poche battute. Forse questo è l'unico momento un po' debole dello spettacolo, vedendo tutto il resto e quanto l'artista riesce a stupire.

Immediatamente però si rifà con una battuta sul padre, in merito al suo ingaggio da parte dell'azienda Barilla per uno spot di diversi anni fa.

Sul palco è un susseguirsi di canzoni che hanno fatto la storia, “Vent'anni”, “La vestaglia”, “Se bruciasse la città” alternato a cambi d'abito che ci fanno rivere il periodo d'oro della macchietta napoletana, con un chiaro intento imitativo al grande Totò.


La prima parte si conclude con “Quel che si dice”. Nella seconda parte qualche brano napoletano in più, sempre cantati a gran voce, come “Come so nervoso”, a cui segue un bel siparietto comico con il suo tastierista di fiducia e il saxofonista. Un siparietto comico che comunque ha un contenuto sociale dietro: denunciare il giro di affari delle bance al giorno d'oggi!

Da sottolineare “E allora?” in cui anche il pubblico dialoga con il mattatore Ranieri, scioglilingua e sguardi da verò showman, a cui segue anche un omaggio, oltre al già citato Pino Daniele, a Charles Aznavour, il più grande chansonnier della nostra epoca.

Il concerto si chiude con il suo premio Sanremese (Sanremo 1988) “Perdere l'amore”, cantato dall'intero teatro, e uno dei pezzi più belli del festival ligure.

Una lieta sorpresa tutta napoletana come bis, con “Pígliate na pastiglia” e “Anema e core”, a simboleggiare un cantante che sul palco mette sempre tutta l'anima e tutto il cuore.

 

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