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De Gregori in acustico a Lignano
Recensione Concerto
Scritto da Alessandro Tammelleo   
Sabato 21 Luglio 2018 08:02


Ha fatto tappa ieri sera all'Arena Alpe Adria, non gremita per la verità, il cantautore Francesco De Gregori, uno dei nomi di spicco del nostro panorama italiano. Una serata tutta acustica, giocata sulla semplicità delle sue canzoni, ma non per questo di minor intensità. Una semplicità “giocata” anche nella scenografia: ambientato su una strada con i lavori in corso (ben rappresentativa delle vicissitudini delle strade italiane), con tanto di cartelli, deviazioni e una scarsa illuminazione visto l'opera incompleta nelle strade italiane. A dir la verità al pubblico hanno colpito la serie di lampadine sopra al palco: intorno a noi c'è chi diceva rappresentassero una vecchia balera, chi una nave, chi un tempio buddista...certamente una scenografia molto esile ed efficace. Una band quindi che si ritrova a suonare sul cilio della strada: Guido Guglielminetti al contrabbasso, Paolo Giovenchi alla chitarra, Alessandro Valle alla pedal steel guitar e Carlo Gaudiello al pianoforte. E la batteria? Nulla, nulla di ritmico, tutta la sezione ritmica è affidata al bassista a cui, per l'intera serata, gli è spettato il compito più difficile.

21.30 puntali tutti sul palco e anche De Gregori entra con la band, quasi in punta di piedi, mimetizzandosi con i colleghi, parla pochissimo per tutto il concerto perchè sa bene che, a parlare sono i suoi testi, cantati con il suo stile quasi parlato.

Un concerto molto soft che si snoda tra successi mondiali quali “Generale”, arrangiato in un modo ben lontano da quello conosciuto al grande pubblico grazie a Vasco, per non parlare di 4 marzo 1943 ovvero “Gesù Bambino”, omaggio al grade amico Lucio Dalla.

L'apice del concerto è indubbiamente “La donna cannone”, considerata una delle canzoni italiane più belle di sempre. “Buonanotte Fiorellino” chiude il nostro concerto, ma non prima di aver duettato con la moglie, momento molto particolare questo. Un concerto bello, intenso che non poteva non chiudersi con “Rimmel”, al suon di “ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo”, ma certamente tieniti un intramontabile De Gregori nel cuore.

 

 

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