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Delirio gipsy punk con i Gogol Bordello al Festival di Majano
Recensione Concerto
Scritto da Edoardo Bortolotti   
Martedì 24 Luglio 2018 08:36




Il Festival di Majano ha da sempre portato grandissimi nomi del panorama mondiale nel palco della sagra del paese, da far invidia alla più rinomata e più ricca confinante San Daniele, e anche quest’anno la pro loco majanese non è stata da meno ospitando tra gli altri uno dei gruppo più apprezzati nel panorama gipsy punk mondiale. Stiamo parlando dei Gogol Bordello, che proprio ieri hanno chiuso l’ultima tappa italiana del loro tour nel piccolo paese di provincia.


Tra i profumi di wiener schnitzel e carne alla griglia in un campo da calcio bagnato da una pioggerellina estiva ha inizio uno degli spettacoli più divertenti e coinvolgenti a cui si possa assistere. La band statunitense entra in scena piena di energia e voglia di fare festa in un atmosfera da festa folk balcanica.


Il leader del gruppo ucraino Eugene Huz, accompagnato per quasi tutto il concerto da una bottiglia di rosso, canta senza sosta tutta la scaletta, spalleggiato dai suoi compagni Sergey Ryabtsev violinista russo, Pasha Newmer seconda voce e fisarmonica bielorussa, Michael Bernard Ward chitarrista statunitense, Thomas 'Tommy T' Gobena bassista etiope, Oliver Francis Charles batterista statunitense, Elizabeth Chi-Wei Sun percussionista scozzese e Pedro Erazo percussionista e seconda voce dell’Ecuador. Nonostante il pot pourry di etnie, la band è affiatata e oltre a divertire il pubblico, sembra divertirsi parecchio. Un’ora e quaranta di puro delirio: Eugene mezzo ubriaco salta come un grillo, senza mai sbagliare una nota, Sergey suona il suo violino elettrico con energia e velocità come solo un ex soldato sovietico saprebbe fare, Pasha quando non è alle prese con la fisarmonica o con la grancassa si esibisce in spettacoli al limite dell’erotico e Pedro, che sembra appena uscito da un film sul genocidio dei nativi sudamericani, corre a destra e a manca cantando e suonando.


Inutile a dirlo le canzoni più apprezzate dal pubblico sono quelle degli album precedenti, tratte da “Super Taranta!” e “Gypsy Punks: Underdog World Strike”, in ogni caso tutto lo spettacolo è molto ben gradito al pubblico che danza e balla, urla e si spintona sulla melodia convulsiva dei Gogol Bordello. Alla fine Eugene e Sergey tirano fuori il loro asso dalla manica conquistando definitivamente il cuore dei paesani con un inedito che è una serie di parolacce e bestemmie in italiano che trova l’apprezzamento di molti (ma non di tutti).


 

 

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