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Recensione Concerto
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Scritto da Piero
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Martedì 16 Marzo 2004 00:00 |
Giais di Aviano, 12/03/2004-Velvet Rock ClubNon potevo mancare. Anche se gli accrediti non me li hanno dati e quindi ho dovuto sborsare ben 18 euro per vederli: i Love al Velvet di Aviano sono certamente un evento unico. Già, un evento unico che come mi aspettavo non ha raccolto un gran pubblico, visto che nella saletta sotterranea del club c’erano meno di 70 persone! Certo, chi vuol andare a vedere un gruppo che non incide un nuovo disco da circa 40’anni? O forse, il problema non è il tempo ma il fatto che pochi sanno davvero chi erano i Love, una band storica per la scena psichedelica di fine anni ’60. Se non mi credete chiedetelo a gente come i Radiohead che sicuramente sono passati per dischi come Forever changes e Da capo. Arthur Lee, il leader della band e unico sopravvissuto della formazione originale, è uno che ha scritto e prodotto pezzi anche per Jimi Hendrix quando ancora non era che un sessionman! Al Velvet sono saliti sul palco verso le 22:30: prima i musicisti, e poi il signor Lee. Da “buon critico” non posso certo esimermi dall’osservare questa leggendaria figura del rock: porta una camicetta sportiva, un piccolo cilindro e una bandana sulla testa e sugli occhi gli stessi (o perlomeno sono molto simili) occhiali da sole con i quali è stato ripreso in numerose fotografie d’epoca. Nella penombra il suo viso deturpato dagli “usi e abusi” mostra una serie di grosse rughe: eccolo un vero “drug, sex & r’n’r” vivente. Non ci sono organi e fiati sul palco, solo chitarre, basso e batteria: l’opening-concert Andmoreagain, non ha dunque tutte quelle sfumature d’atmosfera che si portava nell’originale, ma scorre via bene ed Arthur, nonostante i suoi 59 anni suonati ha ancora una grande ugola. Poi prende la chitarra e inizia con il mitico arpeggio di Alone again or, quel brano che apriva Forever changes: un senso di gioia si respira fra il pubblico ed il suono vintage si espande nella piccola sala. Mancano i fiati nell’assolo, ma il super chitarrista alla destra di Lee rifà le stesse note con la sua 6 corde. Sempre nel segno di Forever Changes, del quale la band presenta oggi la versione live: scorrono Bummer in the summer, Live and let die, You set the scene e The red telephone (stupenda, l’angolino in cui i Beatles incontrano il jingle jangle dei Byrds), e c’è il tempo per una She comes in colors, direttamente da “Da Capo”. Bè, e col primo omonimo disco come la mettiamo? Nessun problema, ecco Can’t explain,con quel giro sul RE4 e quella carica “acida” che ci ricordano i Who. Poi My flash on you e, ad un certo punto, - e questa non me l’aspettavo proprio -, My little red book, song firmata Burt Bacharach (ecco da chi hanno preso certi vizi i White Stripes!): ah, quel ritmo battuto sugli ottavi! Eccoli i primi accenni punk dell’epoca! I Love ci strabiliano per oltre un’ora e mezza di spettacolo gradito da tutti e ci donano anche il bis (ma per il tanto desiderato tris, dov’eri caro Arthur?). Poi escono e alcuni di loro ricompaiono per una serie di autografi: ma tutti aspettano Arthur che non arriva mai. Io stesso attendo un po’ alla porta che dà sui camerini, stretto fra una grassa “inglesona” che sembra voler dar tutto pur di veder Arthur e due grassoni che sembrano contendersi un giocattolino! Certa gente…: tanto, quando, accompagnato dalle sue guardie, arriva Arthur, non ha tempo per accontentarli! Però…un’intervista poteva concederla: almeno avrei avuto qualcosa di cui poter vantarmi…
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Recensione Concerto
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Scritto da Cloned
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Sabato 13 Marzo 2004 00:00 |
Pordenone, 05/03/2004-Spazio CulturaSuonano gli Skiantos a Pordenone? Ma dai? Hanno ancora il coraggio di farsi vedere in giro? Hanno registrato il primo demotape (Inascoltable - 1976) più o meno quando sono nato io; quel manierista di Jack Frusciante, archetipo dei teenager “alternativi” anni Novanta, ha reso loro omaggio relegandoli impietosamente fra le schiere dei vecchi barbosi; per di più adesso fanno parte pure della coreografia di Colorado Café…vabbé dai, ‘ndiamo a vederli.È vero, gli anni in cui la demenza ci aveva la sua consistenza sono ormai lontanissimi, non tanto per l’oggettiva distanza temporale che ci separa dal 1977 - l’anno - quanto per l’obsolescenza di quell’empatia ideologico-culturale che fu l’humus del ’77 - la frattura generazionale. L’avanguardia di allora, oltre ad essersi fatta largo, è già stata abbondantemente superata dagli eventi e cantare “siete un pubblico di merda, applaudite per inerzia” non ha più l’effetto detonante che aveva al tempo dei freakettoni e degli autonomi con-la-pistola-facile; anche se rivela una mezza verità giacché il suddetto pubblico per tutta la durata del concerto insulta il gruppo ottemperando senza cognizione di causa ad un triste e consunto cliché. Ma tant’è! Evidentemente, in Italia non c’è ancora gusto ad essere intelligenti (aaah ecco perché sono a Colorado Café!), per questo nonostante l’erosione temporale, gli sputtani, l’ernia ombelicale di Freak Antoni che sembra nascondere il capo della resistenza di Total Recall, gli Skiantos suonano maledettamente attuali. Oppure la realtà non è cambiata poi così tanto. E allora giù duri con il pan krock. I bersagli, che strano, sono i soliti: Karabignere blues è una caricatura delle forze dell’ordine a metà fra Otello Celletti e i carabinieri della Diaz; L’italiano, terrone che amo e Gli italiani sono felici ovvero il contro-stereotipo dell’italietta nel suo aspetto deteriore, quello delle televendite per intenderci. Sì, sì, parlo proprio di quelle televendite…E, ancora, il politicamente scorretto di Sono Buono e Non dirlo nemmeno per skerzo seguito da una presa per il culo degli omosessuali (o di chi li discrimina?). Non possono mancare naturalmente i “grandi” classici come “la risposta italiana alla Coca Cola, il Kinotto francese”, Io sono uno Skianto, Mi piacciono le sbarbine, Gelati, Kakkole. Stilisticamente ineccepibili: dritti, secchi e potenti con tutte le stecche e le gag che si convengono ad un gruppo demenziale. Insomma divertenti.Che c’è di nuovo? Assolutamente nulla! Ci mancherebbe, quasi tutte quelle canzoni sono state scritte quando mio nonno ha fatto il militare con Don Camillo e Peppone. È una questione tutta demenziale: andate a sentirvi quell’inutile virtuoso di Elio, e poi fate largo alla grezza, ricca, pasciutta e sputtanata retroguardia.
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News
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Scritto da Cloned
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Venerdì 12 Marzo 2004 00:00 |
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L'associazione Spazio Cultura comunica che il concerto dei tedeschi SKUNK, in programma domani, sabato 13 marzo all' ex Cerit, è stato annullato, assieme a tutte le date del tour italiano, a causa di una forte influenza intestinale occorsa al batterista della band. Le buone vibrazioni reggae saranno comunque assicurate dall'altra proposta in calendario alle 22, il pordenonese Old Roots Sound System, che sarà affiancato da un gustoso fuoriprogramma: il concerto rock-reggae dei naoniani Sparta. INGRESSO LIBERO.
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Recensione Disco
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Scritto da Daniele
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Venerdì 12 Marzo 2004 00:00 |
Il sogno del Gorilla Bianco-La Tempesta, 2004Forse ho sciolto l’enigma: TARM uguale Smiths. Meglio: mondo dei TARM uguale mondo degli Smiths; perché di Morrissey & friends troverete assai poco, musicalmente parlando, in questo Sogno del gorilla bianco. Il nuovo dei nostri è ruvido al punto giusto, niente suoni liquidi, niente voci suadenti: solo chitarre abrasive e cantati di gola. Mi viene difficile parlare dei TARM senza dare maggior peso ai testi: dicevamo gli Smiths, ma se vogliamo anche Bell & Sebastien. Maestri assoluti nel produrre con il suono quel senso di malinconia, di ironico e leggiadro disprezzo del vivere in favore del Vivere che è ormai un marchio di fabbrica anche del trio naoniano.C’è che però il pubblico è cresciuto: e allora saluti e baci (bacini & rock’n’roll?) agli occhi bassi, ai non saremo mai come voi, ai quindic’anni già e in un certo senso anche ai voli sulla mia città e al futuro beat. Si parte per la tangente, e l’incredibile spetaculo de la vida si materializza improvvisamente davanti a volti storditi: mamme che muoiono, braccia che si rompono, rasoi che tagliano, Italia che si suicida e borghesi rompipalle (politica? Maddài, non ci si crede!). No, non credo che siano ‘così’ tristi e pessimisti come li dipingono. Altrimenti non suonerebbero in quel modo. Certo è che sanno dove andare a parare, perché sono tra i pochi(ssimi) che hanno qualcosa da dire.E allora critichiamo assai le voci del Burundi incollate a babbo morto qua e là; critichiamo alcuni passaggi un po’ faciloni (Country boy suona pesantemente come un singolo). Ma giù il cappello per il capolavoro assoluto, Questo è il mondo, il ritorno in pompa magna dello Stato di Naon; e per il disco nell’insieme, che infila country punk (Signorina Primavolta, Povero me), new wave alla Television (La festa è a Buenos Aires), emocore + Johnny Marr (Bella Italia) e tutto questo insieme (Voglio). E soprattutto per il mood finale, un sapore nelle orecchie e nella testa (indipendente?) che pochi dischi oggi hanno. Un gran bel passo avanti: resterete ‘per molti ma non per tutti’, come diceva la pubblicità. Beh, fanculo: chi vi porta con sé ne andrà fiero.TracklistRasoio Mattatoio Pazzatoio – La Festa è a Buenos Aires – Country Boy – La Mia Foto – Preghiera – Povero me – Signorina Primavolta – Questo è il Mondo – Una Ragazza – Bella Italia – Piccolo Borghese – Voglio – Due Mondi
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Intervista
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Scritto da Cloned
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Mercoledì 10 Marzo 2004 00:00 |
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Una divinità in gabbia, la paura, l’esotismo e l’adolescenza: con Il sogno del gorilla bianco, nei negozi dal 27 febbraio, riparte il carrozzone rock & roll dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Davide Toffolo, voce e chitarra, ci racconta da dove nasce questo disco e quali prospettive apre nel percorso artistico del trio pordenonese. Il sogno del gorilla bianco, arriva dopo il ritorno alle Origini che caratterizzava la raccolta uscita nel 2002. Segna insomma una tappa delicata nel vostro percorso artistico: uno sguardo al passato e, adesso, qual'è la direzione intrapresa dai T.A.R.M.? Per i ragazzi morti il futuro è una sospensione...in fondo sono gia morti! Questa è la risposta che dovrei dare, secondo copione. In realtà Il sogno del gorilla bianco è un disco che indaga un sentimento nuovo nella poetica dei ragazzi morti. Questo sentimento è...la paura! Quella pubblica e quella privata, quella intima e quella ostentata. Sì, a rileggere il disco ora, ci trovo questo come filo conduttore. È il disco meglio suonato e registrato fino ad ora. Per metà del disco suona anche Giorgio Canali, che aveva prodotto La testa indipendente, ma la produzione di questo disco è di Max Stirner, un produttore giovanissimo che ha messo nel disco tutto il suo amore per il rock. Il sogno del gorilla bianco è un lavoro che raccoglie sensazioni musicali anche inedite per noi. Ci sono riff tratti dalla cunbia di Buenos Aires e ancestrali canti africani ad accompagnare i miei testi. Se devo darti un immagine penso all'adolescente assoluto, il ragazzo morto a cui abbiamo dato vita in questi anni che esce dalla provincia italiana per incontrare...il resto del mondo. Il titolo dell' album è un omaggio ad un personaggio un po' particolare...L'album è dedicato a Copito de Neive il gorilla albino -l'Elvis Presley dei primati- che è morto di cancro qualche mese fa nello Zoo di Barcellona dopo 38 anni di “detenzione”. «Una divinità in gabbia», come lo definiva Calvino nel suo Palomar. Il diverso assoluto: troppo uomo per essere bestia e troppo animale per essere uomo. Una storia esemplare che racconta, solo con la sua figura, alcune cose che mi interessano ovvero la discussione sulla centralità dell'uomo, il rapporto con l'esotico, la costruzione di un icona mediatica, la capacità di vedere ancora il mito, l'incontro con una dimensione ancestrale e anche la naivitè dell'uomo “contemporaneo”... e infine la paura! Proprio il rapporto di amore-odio con l'immagine mediatica è una vostra caratteristica peculiare: qual'è il reale valore dei media per i T.A.R.M. e per Davide Toffolo? T.A.R.M. è il laboratorio di tre persone che sperimentano comunicazione. Comunicazione fra di noi, con la nostra gente, con la nostra storia, con la realtà intorno, con i media. Questo ci ha portato a costruire tanti concetti intorno ad una domanda semplice: è possibile fare il rock & roll in un paese strambo a forma di scarpa? La nostra risposta è stata si! Abbiamo cominciato a muoverci, tenendo alta l'idea che il nostro non sarebbe mai stato il percorso più facile e che comunque, avendo tutti noi un rapporto strano con il denaro, quello non sarebbe stato il nostro unico obiettivo. E così è successo. Ogni volta che esce un disco, ogni volta che prepariamo un concerto, il mondo dei ragazzi morti si arricchisce di immagini ed emozioni in una relazione di libertà rispetto al mercato che è la nostra vera forza e anche la nostra diversità. Siamo fieri di questo, perché T.A.R.M. è una realtà musicale che non è stata consumata dai media ma, nel suo piccolo, è diventata delle persone che la ascoltano.Come per i Residents, la maschera cela la vostra vera identità; come per i Gorillaz -peraltro bruciati sul tempo di almeno lustro- questa identità viene proiettata nel caleidoscopico mondo del tubo catodico sotto forma di disegni animati. La vostra è un’ "oculata" scelta artistica o una "geniale" trovata d'im
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Recensione Concerto
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Scritto da Piero
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Martedì 09 Marzo 2004 00:00 |
Pordenone, 06/03/2004-Deposito GiordaniVerdena, il gruppo a due facce. O almeno, questo è quello che ci fa intendere il loro ultimo Il suicidio dei samurai, il disco in cui la band gioca a fare gli incontri-scontri tra i suoni di Verdena e di Solo un grande sasso. Così, se da una parte riciclano qualche vecchio ricordo “sonico”, dall’altra si tuffano in quel “tantino” di suono new wave che forse da bambini avevano scoperto. Sabato scorso, al Deposito Giordani di Pordenone ce n’erano tanti di loro coetanei a vederli: 16/17/18enni alternativi, liceali e qualche sparuto punk qua e là. Se ben ricordo, devono aver iniziato con una cosa come Glamorama, dunque con la loro “seconda faccia”: lenti, lenti, soffici, malinconici, con l’occhiolino teso verso mamma Marlene. Arriva Logorrea: meglio, il pubblico si sveglia con quel suono acido che fa tanto “ultimi Nirvana (ecco perché ci hanno citato così spesso “In Utero” nelle ultime interviste!). Dell’ultimo disco davvero aggiudicate sono Elefante (un buon tappeto di ritmo) e Phantastica (che razza di stacchi!). Poi, diciamo la verità, quando riprendono i loro albori vanno più a segno: ecco che con Valvonauta il pubblico gli sorride come per dire “la stavo aspettando!”, con L’infinita gioia di Henry Bahus il movimento sotto il palco si espande e con Ovunque, scusate ma mi lascio trascinare anch’io (c’e quello stacco finale che faceva anche Kim Thayl in “Rusty cage”…). Non parliamo di Viba che è davvero un altro gran pezzone: quando Alberto ci trascina nel suo wah wah finale ci dà dentro davvero. Bè, diciamo che in questi frangenti Luca e Alberto si ritrovano davvero: il primo ci mostra quanto fragorose siano le sue entrate alla Dave Grohl, mentre il secondo è tutto “sonicità”, la conosce davvero bene la psichedelia citando certi Count Five e 13een Floor elevators negli assoli e arrivando fino ai My Bloody Valentine nelle scariche di note ripetute ad ottave. Ma i My Bloody piacciono molto anche a Roberta che fra i tre è forse la più new wave: con quel vestitino nero sembra quasi Siouxie, anche se secondo me certi Mogwai li ha sentiti bene anche lei! E poi quando c’è da far casino ci sa fare: per questo brani come Miami Safari e Far Fisa le vengono proprio bene. Ondeggia, violenta il suo basso nei momenti di frenesia, poi di nuovo si perde nei passaggi psichedelici: è fatta così, ma comunque è un personaggio di certo fondamentale nel live act dei Verdena. C’è da dire che i loro momenti new wave sono quelli più noiosi, ma quando fanno rock sanno svegliare il pubblico. Eh si, hanno più facce: “sonici”, “psichedelici”, “rumorosi”, direi anche un po’ “slintiani”… Io spererei solo che col tempo dessero più spazio alla loro “sonicità” sui dischi e che pensassero un po’ di più ai loro testi. Ma tanto sono giovani…
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News
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Scritto da Igor
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Lunedì 08 Marzo 2004 00:00 |
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Dal 13 al 26 Marzo inizia il San Patrick Festival, organizzata dal Folk Club di Buttrio e con la collaborazione dei vari Assessorati alla coltura dei Comuni interessati all’evento, e con il Patrocinio della Provincia di Udine. Anche quest’anno, come per le precedenti edizioni, è prevista la presenza d’ospiti importanti:- Si parte sabato13 marzo all¹Auditorium De Cesare di Remanzacco con il ritorno in Friuli dei Whisky Trail, il più longevo gruppo italiano di musica irlandese (dal 1975), reduce dalla partecipazione alle serate finali di Folkest 2003;- Si proseguirà mercoledì 17 marzo, giorno di San Patrizio, con un concerto all¹Auditorium di Lestizza della mitica band inglese The Albion Band, guidata da sempre da Ashley Hutchings;- Domenica 21 marzo all¹Auditorium di Feletto Umberto ancora nomi di primissimo piano ed una formazione irlandese di grande impatto con ben due uillean pipers a menare la danza. - Finale in festa venerdì 26 marzo con il concerto di un duo esplosivo proveniente ancora dall¹Irlanda, Paul Kelly & Frankie Lane ad attingere all¹inesauribile pozzo della tradizionemusicale dell'isola di smeraldo, ma anche a presentare altro materiale davvero interessante. Il duo sarà ospite dell¹agriturismo Là di Mariute aCoderno di Sedegliano per un concerto ad ingresso libero.Info:Ulteriori informazioni e prenotazioni per i vari concerti al Folk ClubButtrio (Tel&Fax: 0432-853528, e-mail
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
oppure sul sitowww.folkclubbuttrio.com ).
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Intervista
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Scritto da Piero
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Lunedì 08 Marzo 2004 00:00 |
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Sperimentatori, modernisti, chiamateli come volete, gli udinesi Primadellapioggia sono una band carica di idee e creatività. Nati alcuni anni fa come gruppo punk, si sono successivamente evoluti arrivando a partorire un disco come Tesis, nel quale influenze metal e hardcore hanno dato la mano a certe sfumature noise che hanno poi originato un sound claustrofobico e tagliente ma davvero ricco di groove. Oggi, ci raccontano di un nuovo disco che da pochi giorni sta girando nell’underground regionale:Veniamo al vostro ultimo disco…Si chiama Decostruzione dell’umano equilibrio, il titolo echeggia il nome del terzo brano.Si tratta di un promo che abbiamo spedito alle etichette, che per il momento non hanno dato ancora alcun responso, ma come si sa in questi casi i tempi sono molto dilatati. Attendiamo fiduciosi, come si suol dire.Il disco, comunque, ha per noi un grosso valore, perché è il primo frutto del lavoro svolto con quest’ultima formazione e nasce da una partecipazione attiva di tutti i membri anche a livello compositivo, cosa per noi inedita. I pezzi sono nuovi, freschi e ci piace pensare che trasmettano sensazioni diverse, che spaziano dall’impatto brutale ad una mediterraneità d’atmosfera.Di recente avete avuto una new entry alle pelli: come ha influito questo nel vostro sound e in particolare nella realizzazione del nuovo lavoro?Con Vlad abbiamo scoperto una vera e propria nuova marcia all’interno del gruppo, la sua partecipazione in fase compositiva è stimolante e la sicurezza che le sua capacità offrono in fase esecutiva è fantastica. Crediamo che il nostro sound sia stato rivoluzionato dal suo ingresso in gruppo, ci ha dato una carica incredibileSu Tesis, a parte l’originalità nella scelta dei titoli delle vostre canzoni, ho notato una grande capacità di mettere insieme sonorità diverse: noise, nu metal, un po’ di melodia, sembrava quasi un minestrone nel quale sguazzavano Cave In, My bloody valentine e Marlene Kuntz, il tutto comunque con un suo equilibrio? Come avete fatto a raggiungerlo e quali sono le vostre influenze effettive?E’ difficile parlare di influenze effettive, come è difficile parlare di un disco che ormai appartiene a un nostro particolare periodo ormai superato; forse non è nemmeno giusto chiamarlo “nostro”, dal momento che la formazione è cambiata!Ad ogni modo, Tesis è nato in un arco di tempo lunghissimo e raccoglie una serie di influenze molto variegate che sono state omogeneizzate col passare dei mesi e delle prove e, passaggio non meno importante, con il lavoro in studio di registrazione. Insomma, nonostante i pezzi provenissero da periodi, suggestioni e sensazioni molto diverse tra loro, costituivano il nostro bagaglio musicale ed abbiamo cercato, anche con l’aiuto del grande G. Dimita, il nostro produttore del suono, di amalgamarlo in un prodotto che presentasse un buon equilibrio.Comunque all’epoca ascoltavamo soprattutto postcore e gruppi alla Radiohead, per intenderci.Nel vostro sito si dice che nella composizione voi diate grande attenzione al lato intimista delle liriche: in che senso? Chiunque può essere un personaggio delle nostre canzoni, certo, la maggior parte delle volte noi stessi siamo il soggetto e ci rivolgiamo a persone molto vicine a noi, ma il nostro intento è quello di far sì che il testo sia aperto, in modo tale da permettere che in esso vi si ritrovi anche una descrizione della realtà che riguarda chiunque. Il vostre nome: a quanto ho letto sembra che sia nato in situazioni particolari…Un concerto è sempre una situazione particolare, gli attimi che lo precedono hanno un sapore magico. E’ stato in uno di quei momenti che in uno scambio di parole, sotto un cielo che prometteva un grosso temporale in arrivo, è nato il nostro nome. Una sala prove al Csa di Udine: com’è la scena intorno a Via Volturno? E nel resto della regione? Ora proviamo in una casetta abb
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News
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Scritto da Igor
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Domenica 07 Marzo 2004 00:00 |
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Non prendete assolutamente impegni il 23 Marzo, arriva a Udine DavidByrne!!!!Il cantante scozzese già voce degli storici Talking Heads,dopol’abbandono del gruppo, cominciò una fortunata carriera solista, pubblicandoalbum comeRei Momo, Uh –oh, Feelings, e il cd di prossima uscita Grown Blackwards.Il cantante ama molto miscelare rock ai ritmi dell’america latina, formando unnuovo linguaggio musicale. David si esibirà il 23 Marzo al Teatro NuovoGiovanni da Udine.Info: www.teatroudine.it
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Recensione Concerto
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Scritto da Lorenzo
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Sabato 06 Marzo 2004 00:00 |
Pordenone, 27/03/2004-Deposito GiordaniNon ricordo se siano ripassati dal Friuli nel frattempo, io i MCR non li sentivo dal 2002, a Zoppola per il tour di “Radio Rebelde”. Oggi al Deposito Giordani invece presentano “Viva la vida, muera la muerte”, album curiosamente prodotto da Max Casacci – sì, quello dei Subsonica – sì, sono proprio curioso.Cominciano alle 22 precise con una sferzata anti-berlusconiana composta da La legge giusta (cantano “la legge Cirami, la Bossi-Fini, la legge Gasparri”), e la nuova El Presidente, forse una raffica ironica troppo esplicita, personalmente preferisco riferimenti satirici più sfuggenti e arguti. Molto profonda Ebano, dall’atmosfera toccante su un tema attuale come quello della prostituzione delle giovani immigrate.Il bello del concerto comincia con Grande famiglia, che penetra negli animi e dà il via al ballo... tra l’altro il Giordani è pieno e la temperatura quasi tropicale! Ai tanti brani tratti dai dischi precedenti i MCR alternano alcuni brani dal nuovo cd. Tra i più interessanti I cento passi dedicata a Peppino Impastato, ucciso dalla mafia, e la cover de Il Testamento di Tito di Fabrizio De Andrè che, seppur dal vivo mi abbia un po’ annoiato, sto rivalutando positivamente ora, mentre la ascolto sul cd.Il gruppo emiliano è in piena forma, trasmette energia pura con i brani più ritmati (Il ballo di Aureliano, Transamerika, La banda del sogno interrotto) e atmosfere esotiche nei momenti più tranquilli (Carrettera austral): la costante è il significato dei testi, quando non è politico è interiore, ma sempre maturo e profondo.Per il finale i MCR scelgono Un giorno di pioggia, Bella ciao... assente la classica Contessa con cui i MCR usano chiudere i loro spettacoli: seppur richiesta è stata sostituita con The great song of indifference di Bob Geldof, secondo le parole dei MCR più adatta e attuale. Una domanda: se chi ballava a fine concerto era esausto, come ha fatto a sopravvivere il batterista?L’impronta di Max Casacci si sente in qualche brano, soprattutto Altri mondi che sembra scritta per i Subsonica. Questo influsso è comunque garbato e non mette a rischio la capacità comunicativa dei MCR, già “colpevoli” nei dischi precedenti di spruzzatine di distorsione e di qualche suono elettronico sul loro combat folk. D’altra parte un po’ di attualità ci vuole, e i MCR sono ancora nel pieno delle loro forze e del loro successo!
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