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News Recensioni Interviste
Doppio omaggio a De Andrè a Udine
News
Scritto da Lorenzo   
Venerdì 07 Febbraio 2003 00:00
Doppietta d'appuntamenti in ricordo del grande Fabrizio De Andrè... anche se con circa un mese di ritardo sui tempi dell'anniversario. Ma non è tanto importante azzeccare le date, per dare onore al cantautore genovese, bensì piuttosto proporre dei contenuti artistici degni del suo nome, e in questo il Folk Club certamente non teme critiche. Il primo degli appuntamenti offerti al suo pubblico è con il cantautore Oliviero Malaspina, che con De Andrè stava preparando un disco proprio prima della sua scomparsa. Si esibirà, con una band di grandi musicisti, domenica 9 febbraio alle ore 21.00, presso la Sala Madrassi di Via Gemona, a Udine. In tale occasione presenterà il suo nuovo cd, 'Benvenuti mostri', pervaso da una visione critica per la realtà che ci circonda . Sabato 15 febbraio, stessa ora stesso luogo, sarà invece il turno del percussionista siciliano Alfio Antico, che invece è riuscito nell'intento di registrare De Andrè, con la partecipazione all'interno de 'Le Nuvole'. Nel suo stile convergono la musica medievale, le tradizioni etiniche e lo stile melodico siciliano. I concerti sono realizzati dal Folk Club di Buttrio, in collaborazione con il Comune di Udine. Per informazioni: tel. 0432-853528 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Prevendite biglietti all¹Angolo della Musica di Udine.
 
Mirco Nogherot: elettronica visionaria
Recensione Disco
Scritto da Cloned   
Martedì 04 Febbraio 2003 00:00

Demo-Autoproduzione,2002

Ogni tanto la pedemontana pordenonese riserva qualche piccola sorpresa; lungo striscia d’asfalto che taglia in due la provincia si nascondono, infatti, alcuni talenti che operano nella penombra, lontani dai consueti canali di promozione regionali, compreso musicologi.com. Ogni tanto però abbiamo la fortuna di catturarne qualcuno: è il caso di Mirco Nogherot, musicista avianese che da anni si cimenta nella sperimentazione elettronica. Le dieci tracce di questo demo, rigorosamente elaborate e riprocessate in home recording, sono un breve viaggio all’interno della sua poliedrica esperienza musicale, dalla techno sperimentale alle influenze della new school breakbeat inglese. La matrice del sound è radicalmente ambient, la ricerca e la sperimentazione sonora convergono nella creazione di paesaggi che di volta in volta sanno essere claustrofobici o solari, creando prospettive mai scontate o eccessivamente ripetitive. Allo stesso modo il tempo su cui si snodano i brani non è mai frenetico e ricalca il ritmo fisiologico del battito cardiaco. Mentre Ambient colors e Brainbeat sono brani tranquilli e crepuscolari che lasciano spazio all’immaginazione dell’ascoltatore, in Electro impulses, Minimal e Fire Wire il cervello del medesimo è obbligato ad esplorare territori sintetici e minimali. Musica interiore e riflessiva dalla forte capacità evocativa e visionaria che accompagna anche le performance del musicista avianese che più si avvicinano alla techno. Con Dance mixing, Easy track e Re:mix Mirco Nogherot dà sfogo alle tentazioni dance che sono insite nella musica elettronica. Brani dai colori acidi e dalle dinamiche avvolgenti, che esulano dalle secche di molta musica techno. La tiratissima Technomach 207, unica eccezione al di sopra dei 120 bpm, è forse l’esempio migliore della vena psichedelica che percorre la musica di Mirco. Allo stesso modo Strange Dimension riesce ad equilibrare le sonorità ambient dalle ampie suggestioni ai suoni sperimentali più ricercati. Speriamo dunque che questo demo sia il preludio ad un esordio discografico in piena regola. #1 Ambient Colors - #2 Brainbeat - #3 Dance Mixing - #4 Easy track - #5 Electro Impulses - #6 Fire Wire - #7 Minimal - #8 Re:mix - #9 Strange Dimension - #10 Technomach 207
 
G-spot inc: Il Cyberpunk di Guignol Dangereux
Recensione Disco
Scritto da Cloned   
Lunedì 03 Febbraio 2003 00:00

G-spot inc.-Autoproduzione, 2002

È ormai assodato che la musica techno non sia sinonimo di musica precotta e superficiale: da un ventennio ormai le macchine incorporano l’attitudine all’autoproduzione e il gusto per il Lo-Fi che sono i capisaldi di una certa cultura underground. Il fascino degli strumenti elettronici ha contagiato il punk sin dai tempi dei Suicide fino alle recenti contaminazioni cyberpunk degli anni Novanta. Guignol Dangeroux, inquietante figura gotica dell’elettronica friulana, è l’ennesimo epigone di questa tendenza. Il suo è un sound post-industriale in cui risuonano echi dell’ Aphex Twin di “Selected ambient works” e dei brani strumentali dei Prodigy. Semplice e lineare, senza troppi fronzoli raffinati che poco si addicono ad un approccio punkettaro, G-spot inc. disegna paesaggi claustrofobici ed inquietanti. I nove episodi di questo demo sono una successione di loop ossessivi ed acidi cadenzati dalla cassa profonda in quattro quarti e da un charleston in controtempo, in cui spiccano alcune buone intuizioni. È il caso di Ichewthegrassbetweenyourlegs, che ricorda molto il Carl Craig di “More songs about food and revolutionary art”, o di Love Song, inquietante suite alla Goldie. È soprattutto con la bella e sintetica Warzone Dj, brano di chiusura del demo, che Guignol spreme il meglio dai chip del suo computer. Non altrettanto,purtroppo, si può dire di altri brani che paiono una serie di suoni in successione senza alcuna logica strutturale, tanto da sembrare incompiuti. È il caso della malinconica Glasgow on drugs, dell’acida Gatewik o di Interlude (yknik rmx) che, pur presentando alcune buone idee iniziali, stentano a decollare. L’eccessiva lunghezza di questi brani, sebbene racchiusi in tre minuti, fa perdere all’ascoltatore il filo del discorso e manifesta un’esagerata leziosità nella ricerca di atmosfere ossessive. Pur con un piccolo peccatuccio di pretenziosità, G-spot inc. è comunque il lavoro discreto ed interessante di un musicista dotato di buone idee che, una volta sfrondate certe leziosità, è in grado di dire la sua. Tracklist #1 15 Pills and 4 Tabs of Acid - #2 Ichewthegrassbetweenyourlegs - #3 Glasgow on drugs - #4 Dresseur Gothique - #5 Gatwick – #6 Interlude (yknik rmx) - #7 Love Song - #8 SDM - #9 Warzone Dj
 
Le vibrazioni elettroniche dei Motel Connection
Recensione Concerto
Scritto da Cloned   
Domenica 02 Febbraio 2003 00:00

Pordenone, 25/01/2003-Deposito Giordani

Pulsazioni di basso e fremiti elettronici hanno trasformato sabato sera il Deposito Giordani in un affollato dancefloor: artefici dell’inedita metamorfosi i Motel Connection, trio rivelazione della musica dance nostrana. Nato quasi per caso un paio d’anni fa come colonna sonora alla visual-art dell’artista torinese Gianluca Rosso, questo progetto riunisce tre protagonisti della scena, in bilico fra techno e rock, che cavalca le intuizioni di Chemical Brothers e Underworld: Samuel, brillante voce dei Subsonica, Pierfunk, ex-bassista della medesima band, e il folletto dell’house Pisty dj. Costretti a rinviare l’inizio del tour previsto per lo scorso novembre, a causa di un infortunio occorso a Samuel, i Motel Connection giungono finalmente sulle rive del Noncello per presentare il loro ultimo disco, Give me a good reason to wake up, prodotto dalla Mescal. L’equilibrio dinamico che si crea nel disco fra il pulsare inesorabile della grancassa in quattro quarti e i suoni elettronici, plastificati e saturi, sfrutta le infinite combinazioni offerte dalla ripetizione ossessiva di sequenze ritmiche. L’ampio uso di riverberi ed echi contribuiscono a creare quelle atmosfere vibranti e cariche d’enfasi che ne caratterizzano il sound. Questa particolare dimensione viene riproposta anche nel collaudato live-act, che riconduce ai colori acidi dell’house anglosassone o alla sintetica essenzialità della techno tedesca. Nel fluire dei breackbeat secchi ed aggressivi di Pisty, sui quali rimbalza una cassa potente e rotonda, s’innestano la voce riprocessata di Samuel e il basso profondo e pulsante di Pierfunk. Come in un dj-set, scorrono una dopo l’altra The dog, Orbital, Cristal, Lost e la distorta e abbagliante Fresh n’up. Mentre Pierfunk riempie lo spazio con le pulsazioni del basso, Pisty e Samuel si divertono a manipolare suoni e voci in tempo reale, plasmando quel piccolo giocattolino hip hop che è V-Brain. L’attitudine ad estrapolare dal fluire ritmico i momenti più importanti, per enfatizzarli nella consueta forma canzone, emerge in Zeus e Moonflower, per poi esplodere nell’esecuzione, acclamatissima, del singolo Two, in Strade e ne Il mio dj, due successi dei Subsonica. In questi casi Samuel ammicca al pubblico rockettaro, abbandonando la consolle per impugnare, e basta, la chitarra. Intanto sul palco vengono proiettate immagini aggressive, veloci, in un continuo chiaro-scuro che accompagna le esplosioni cromatiche delle percussioni. Le pazzesche installazioni video, curate da “Cipo”, sono forse quel tocco che completa lo spettacolo dei Motel Connection, uno show sobriamente multimediale ed accattivante.
 
Primadellapioggia: quando il metal non basta
Recensione Disco
Scritto da Piero   
Sabato 01 Febbraio 2003 00:00

Tesis-Autoproduzione, 2002

Band di provenienza udinese, questi Primadellapioggia mi hanno davvero stupito. Se il fatto che una testata musicale come Rumore ne abbia parlato bene sulle sue pagine è stato forse il primo spunto che ha spinto il mio interesse, l’ascolto di Tesis mi ha davvero spiazzato. Dico la verità, non sono più un grande amante del metal come quando avevo 16 anni, ma quando una cosa è fatta bene, può avere qualsiasi tipo di “rivestimento sonoro”, se è buona resta tale. Non ci si può infatti fermare davanti a stupidi pregiudizi quando ci si imbatte in ottimi musicisti con delle idee. E poi, diciamo la verità, i Primadellapioggia non sono solo metal: con le loro canzoni si passa attraverso le moderne atmosfere nu metal dell’attuale rock americano, si ricordano i suoni violenti dei Death, si passa attraverso la musica gotica, si viene trafitti da dissonanti suoni noise…Non mi credete? Ascoltatevi Argento, l’opening-track, dove da un’iniziale atmosfera ambient si passa senza neppure essere stati avvisati ad una sorta di death violento che non fa neppure in tempo ad essere assimilato che già è diventato voce e ritmo malinconico alla Marlene Kuntz. Già, proprio i Marlene Kuntz, come negli arpeggi che aprono Idrogeno e subito è di nuovo claustrofobia, ma una claustrofobia controllata. Cioè, non si perde nella classica mania di fare casino tipica delle band meno esperte. Eh si, questo è proprio il punto di forza dei Primadellapioggia: loro non fanno le cose casualmente, individuano gli opposti, li svuotano di tutto ciò che è superfluo e poi li mettono insieme. Un altro buon esempio è Titanio, che spesso si muove tra minimali note di chitarra, la quale poi esplode e sembra quasi ricordare i Meshuggah. Litio poi, ricorda un po’ la voce di Shuldiner (pace all’anima sua) e ci sono degli interludi all’interno della song così cadenzati e “malsani” che mi tornano in mente i gruppi black metal scandinavi. Già, ma come sempre in questo Tesis, tutto cambia improvvisamente e di metal non se ne parla più, bensì di noise-gotic-dark (boh, io lo chiamo così). Geniali questi Primadellapioggia; in Italia, in quanto ad “attitudine sperimentale”, potrebbero essere paragonati a gente come Fluxus e One Dimensional Man mentre per quanto riguarda l’America posso dire che sono molto in linea con quella voglia di crossoverizzare sempre più la musica estrema come fanno i Korn, i System Of A Down e i gli Static X. Poi se avete notato, anche la successione dei titoli assume un suo significato: sono tutti elementi chimici, quasi che i Primadellapioggia volessero rappresentare la violenza tipica della musica estrema attraverso questi simboli. La copertina poi, se avrete occasione di osservarla, rappresenta un altro bel colpo d’occhio; mai, guardandola, ci si potrebbe aspettare quello che c’è dentro questo Cd. Piuttosto un gruppo indipendente. E invece no. Ma i Primadellapioggia sono così, non sai mai cosa ti aspetta, ma di una cosa sono convinto; è un bene che ci siano anche gruppi così, con questa voglia di sperimentare, di togliere le barriere tra generi, anche correndo il rischio di non essere capiti. Per quanto mi riguarda, io li ho apprezzati, davvero un lavoro interessante, anche se forse “non per tutti”… Tracklist: #1 Argento - #2 Piombo - #3 Idrogeno - #4 Ossigeno - #5 Argo - #6 Titanio - #7 Litio - #8 Antimonio - #9 Cobalto.
 
Fiera del Disco a Pordenone
News
Scritto da Piero   
Giovedì 30 Gennaio 2003 00:00
Anche questo la Fiera del Disco di Pordenone ha avuto il suo meritato successo. Io personalmente ci sono arrivato alle 10:30 di mattina e, benché i cancelli fossero aperti solo da mezz’ora, la fiera era già gremita di persone. Tantissimi gli stand, molti dei quali provenienti perfino da fuori Italia; avendoli “ispezionati” praticamente tutti, posso dire che di buona mercanzia ce n’era molta, dal rock al jazz, dalla musica italiana a quella indipendente, alla classica, etc. Una cosa che è mancata è stato certamente il nostro stand e non lo dico per farci pubblicità, ma semplicemente perché fa un certo effetto avere in regione un avvenimento del genere, che da sempre raduna gente da tutte le parti, ed averlo privo di uno stand dedicato alle produzioni nostrane che rappresentano comunque un buon numero. Ad ogni modo, posso affermare di avere visto, sparsi qua e là anche, anche dischi delle nostre band locali come, tanto per fare qualche nome, gli Alba Caduca, i Bohemien Flambes e la compilation “Officine giovani”, curata dalle Agenzie Giovani di Udine. A parte l’infinita marea di cd, c’era ovviamente anche un numero molto elevato di 33 e 45 giri e tantissima gente impegnata ad osservarli uno ad uno per scovare dei possibili affari. A quanto pare le nuove tecnologie non sono ancora riuscite a fermare il collezionismo. Buon segno, senza dubbio. Che dire, spero che avvenimenti come questi abbiano una lunga vita perché, al di là delle ottime occasioni che vi si possono trovare, sono sempre un’ottima occasione per incontrare le “solite facce note” e scambiare belle chiacchierate con molti esperti ed appassionati.
 
La grande festa di Tommy
News
Scritto da Igor   
Mercoledì 29 Gennaio 2003 00:00
Occhio ragazzi, questo è un’appuntamento da non perdere per i fedeli seguaci della fanzine musicale friulana “Tommy”: la rivista ha raggiunto il 23esimo anno di età, e lo festeggerà in compagnia dei suoi affezionati lettori e con contorno di ottima musica punk, rock, giunge, funky, hip-hop. A lato della festa, ci sarà una mostra dedicata alle fanzine musicali degli anni ottanta. Non si sa ancora quali dj si alterneranno alla consolle per l’evento, ma si sa solo che Mauro Missina, responsabile musicale de “La dolce vita magazine”voce di “Radio onde furlane”nonché fondatore della storica fantine si stia adoperando per portare personaggi conosciuti nel panorama musicale. Ci saranno inoltre molti ospiti ed addirittura una misteriosa sorpresa!! Ok?? L’appuntamento allora è alla Rotonda sul Verde (ss.Udine –Codroipo) Venerdì 31 Gennaio. Per info:potete chiamare Mauro Missana al 348/9131955 o Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , allo 329/96683621 o al presente ufficio stampa (349 8385470, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ).
 
Rancidos: torna il punk del Kermit
Recensione Disco
Scritto da Piero   
Martedì 28 Gennaio 2003 00:00

Non fa ridere-Autoproduzione indipendente, 2002

“Con l’inizio degli anni ’80 è arrivato l’hard-core, con la sua divisa: cresta-chiodo-jeans-anfibi. Nel ’77 solo i Clash si vestivano così; il loro look ha poi influenzato tutta la scena. I punks hardcore rifiutarono la parola rock e, più che altro in Italia, divennero politici. Era il tempo dei centri sociali e la militanza con anarchici ed autonomi; una cosa che poteva avere senso nelle grandi città, ma in Friuli, in un paese con tre comunisti e un punk ( io), sentivo la politica soltanto come una lotta per gestire il potere, cosa che non sono portato a condividere. Ho continuato la rivoluzione nel modo in cui ero capace. Fra l’altro, nessuno voleva più saperne del punk rock, nessuno voleva più suonarlo. Era ormai fuori moda. Quello fu naturalmente il periodo in cui si formarono i Rancidos. Credo fosse l’83 o forse l’inizio dell’84”. Sono le parole di Kermit, l’ideatore di questo progetto. Mi sono sentito in dovere di riportare queste sue parole (tra l’altro riprese dalla mitica “The Rancidos –zine, l’organo stampa ufficiale ed autogestito della leggendaria band) perché a mio parere non si può recensire questo disco come un qualsiasi altro disco autoprodotto da una x-band friulana. Non si può ascoltarlo senza pensare quello che ci sta dietro, una storia iniziata più di 20’anni fa! Oggi, nella nostra regione ci sono centinaia di giovani gruppi che suonano punk, hardcore, grunge cercando di emulare i loro compagni d’oltreoceano senza rendersi conto che non occorre guardare alla Londra dei Sex Pistols o sognare il CBGB’S di New York per trovare degli spunti, perché di esempi ce ne sono anche fuori casa nostra. Uno di questi è proprio il Kermit, vale a dire un pioniere del punk italiano che guarda caso oggi vive nella tranquilla Gemona del Friuli. Quello che suonava nei Mercenari Gods. Si, proprio loro, tra i primi a produrre un disco punk in Italia, tra l’altro voluto da Claudio Sorge che oggi dirige la redazione Rumore. Il Kermit è uno di quelli che non dimenticherà mai di essere stato un punk. Anche se ha venduto un paio di canzoni ad un gruppo come i Nomadi, così lontani dall’etica punk. “Ma queste sono cazzate!” - direbbe lui – “L’importante è che si conservi ciò che c’è dentro di noi”. Se nella vita contano i fatti e non le parole, allora devo dire che questo Non fa ridere è la prova tangibile che qualcosa è rimasto di tutte queste avventure, di tutto questo vivere fuori dagli schemi per 20 lunghi anni. I Rancidos erano uno dei suoi gruppi negli anni ’80 ma questo disco il Kermit lo ha fatto da solo, suonando e programmando tutti gli strumenti e ciò che stupisce di più di questo disco è il fatto che nonostante siano passati così tanti anni, Non fa ridere suona proprio come un vero disco punk all’italiana: semplice, diretto, senza peli sulla lingua. Non c’è una nota di troppo, né di meno. Probabilmente gli aficionados potrebbero criticare il fatto che i suoni siano troppo puliti, troppo curati per essere un disco punk. Eppure – dico io -, non si può pretendere che 20 di esperienza dietro a mixers e registratori non influenzino l’opera di un musicista e del resto siamo nel 2002, e i dischi sporchi ed imprecisi possiamo lasciarli fare ai giovani che iniziano oggi a suonare. Dicevo, un disco punk nell’etica come dimostrano le chitarre di Fagioli in una storia che ha veramente dell’assurdo (Oooddiooo, siamo sommersi dai fagioli!) e la schizofrenia vocalica finale dice già tutto da sè. Stai punk, e mi vengono in mente i Ramones soprattutto per le melodie pop inserite fra quelle taglienti chitarre. Ma… un momento; non ha senso fare paragoni, il Kermit il suo stile ce l’ha e non glielo toglie nessuno. Agitato, in primis, dove le parole scorrono che nemmeno te ne accorgi e sono taglienti, incisive, reali: “se per esempio a capo del governo ci fosse Saddam Hussein, cosa diresti agli americani per non farti bombardare il culo già domani?”. Segno forse che il punk del Kermit di oggi ha una cosci
 
Corso per Disk-Jockey
News
Scritto da Igor   
Martedì 21 Gennaio 2003 00:00
Dopo i (troppi) corsi di chitarra, pianoforte, violino, ecc.ecc., vate felici la vostra mamma con un bellissimo corso per Disk-Jockey!!!!! Presentato da Rockabilly –scuola di musica a Palmanova, Ud- Il corso si snoderà tra le seguenti lezioni: - STORIA DEL ROCK - GLI ANNI '80 - TECNICA E PROVE PRATICHE DI MIXAGGIO - TECNICHE D’INTRATTENIMENTO E DI SPETTACOLO e, a quanto pare, altre discipline…….. Sappiate inoltre che, Radio Baccano e La dolce Vita (Magazine) essendo partners ufficiali, organizzeranno degli Stages presso locali convenzionati, per lanciare tutti coloro che diventeranno futuri Deejay!! Ma per iscriversi ai corsi non resta molto tempo, perciò affrettatevi! Le accettazioni al corso scadono il 31/03!!! Info:per iscrizioni, informazioni, o quant’altro chiamate al cell. 328 8235674. Ciao
 
Jo No Kognòs, vincitori del Premi Friûl
Intervista
Scritto da Piero   
Lunedì 20 Gennaio 2003 00:00
Come dicevamo, anche quest’anno Musiche e il Premi Friûl hanno dato i loro frutti. Le due kermesse, svoltisi in concomitanza sul palco dello Zanon, hanno visto la partecipazione di ben 11 gruppi musicali. Due sono stati quest’anno i Premi Deganutti assegnati: uno al cantautore carnico Gigi Maieron, ed uno a Silvia Michelotti, la vincitrice del Premi Friûl edizione 2001. Per una volta, dunque, i due volti della musica in marilenghe, - il vecchio ed il giovanissimo -, si sono trovati sullo stesso palco. I trionfatori del Premi Friûl sono stati invece i Jo no kognos. Per questa scelta, la giuria si è spaccata in due: da una parte chi voleva il rock abrasivo ma intelligente de Rsv Union, dall’altra chi invece era più propenso alla linearità rock di quelli che alla fine sono stati i vincitori. Luca D’Angela (voce), Marco Della Mora (chitarra), Mauro Pontisso (basso), Luca Morassutti(percussioni) e Stefano Locatelli (batteria): in una parola i Jo no kognos, band proveniente dal codroipese, che già nell’ambito del concorso “Pianeta rock” ottenne dei buoni risultato, piazzandosi al secondo posto. Sentiamo direttamente da loro le prime impressioni dopo la vittoria: Vi aspettavate questa vittoria? No, anche perché il gruppo Jo No Kognos è nato come gruppo di amici prima che come progetto musicale. Ci incontriamo settimanalmente senza un pressante impegno musicale. Molte volte non si toccano neanche gli strumenti: semplicemente si passa la serata in compagnia davanti al “fogolâr”. Nelle serate più produttive si suona al massimo mezz’ora. So che all’interno del gruppo c’è qualche membro de Plush, band nota per il suo sound grunge. Questo ha qualcosa a che vedere con il fatto che le canzoni che avete presentato al Premi Friûl sapevano un po’ di “ballad rock alla Pearl Jam”? Proveniamo tutti da esperienze musicali assai diverse: il batterista ad esempio dalla scena hard-core (H10), il chitarrista dalla scena indie (Linientreu), il bassista dal folk (Masnada Folk), il cantante dal grunge (Plush) e il percussionista è invece alla sua prima esperienza musicale. Ognuno porta le sue influenze in questa band, ma è normale che ad un primo ascolto risalti marcatamente la somiglianza della voce di Luca con quella di Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam. Come nascono le canzoni dei Jo no kosgnos? Casualmente. Non ci prefiggiamo mai lo scopo di scrivere una nuova canzone: più che altro ci ritroviamo per passare una serata in compagnia. Quando i sapori gastronomici incontrano il nostro palato esigente, le nuove canzoni prendono forma in maniera spontanea. Questa vittoria, oltre al riconoscimento, vi permetterà di registrare un ep per Musiche Furlane Fuarte, l’etichetta di Radio Onde Furlane: ma al di là di questo, quali saranno i vostri prossimi impegni? In realtà non abbiamo nessun progetto per il futuro. Vogliamo impegnarci al massimo per la realizzazione di questo CD, senza però dimenticare che il momento positivo che stiamo vivendo deriva soprattutto dal nostro affiatamento e dalla voglia di stare insieme.
 
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