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News Recensioni Interviste
Trust no1: indipendenti da Latisana
Recensione Disco
Scritto da Piero   
Mercoledì 05 Marzo 2003 01:00

Gentle is the silente-Autoproduzione, 2002

I Trust No1 da Latisana devono essere di quelli cresciuti a pane e musica indipendente, lo dimostra Son 1, l’opening track di questo mini-cd, un brano dedito al rumorismo figlio diretto dei migliori Sonic Youth. Si sente infatti che le chitarre riprendono la lezione di Ranaldo e di Moore, soprattutto quando ci scaraventano in un muro vorticoso di rumore. La voce è invece rock e allo stesso tempo melodica. Per apprezzarla ancora meglio passiamo a Paranoid & blue, pezzo ormai noto (del resto presente anche sulla nostra compilation): sa di Guano Apes, l’incalzare del ritmo nel ritornello è un pugno nello stomaco micidiale in cui tutti gli strumenti lavorano insieme senza alcun desiderio di prevalere uno sull’altro. Ecco 13 o’ clock, e i Trust No1 ci dimostrano ancor di più la loro verve indipendente alla Grandaddy: questo per quanto riguarda la commistione di suoni caldi e abrasivi delle due chitarre, mentre la voce è ancora una volta calda, melodica, a tratti energica a tratti rilassata…già, una voce che potrebbe cantare qualsiasi cosa. C’è pure un ottimo assolo energico ed io non so davvero se pensare a Siamese Dream dei Pumpkins o a Superunknown dei Soundgarden! Mask of grace parla il linguaggio dei Throwing Muses ed è un rincorrersi di rumori, ritmo ed (ovviamente!) emozioni lungo 1 minuto e 49 secondi. Chiudono le atmosfere disperate di Red concrete, forse il pezzo meno orecchiabile ma comunque interessante se non altro per quelle chitarre cariche di adrenalina in grado di dominare ottimamente il rumore, come faceva il geniale Kim Thayl nel giardino del suono. Non ho parole, essendo cresciuto con i suoni di Seattle ed essendo Soundgarden e Sonic Youth tra i gruppi che più ho amato nella mia adolescenza, non posso far altro che augurare tutto il meglio a questi Trust No1! E ovviamente fare loro i miei complimenti… Tracklist: #1 Son1 - #2 Paranoid & blue - #3 13 o’ clock - #4 Mask of grace - #5 Red concrete.
 
Il fuoco amico passa a PN: De Gregori al Giordani
News
Scritto da Igor   
Domenica 02 Marzo 2003 01:00
Altro grande appuntamento con la musica d’autore in regione. Dopo Edoardo Bennato a Udine, toccherà a Pordenone ospitare niente popodimeno che il mitico Principe, alias Francesco de Gregori. Ispirato fin da giovane ad una certa musicalità di provenienza statunitense (su tutti Simon & Garfunkel, Tenco e Bob Dylan) e dall’amore per scrittori del calibro di Steinbeck, Pavese, Pasolini, Francesco comincia la sua avventura musicale nel 1973 con l’album “Alice non lo sa”. Da lì in poi, comincia a sfornare un gioiello dietro l’altro; fra tutti, “Rimmel”, del 1975, è considerato una pietra miliare della musica italiana. Seguiranno, poi, album quali”Buffalo Bill” del 1976, “Titanic” del 1982,”La donna cannone” del 1983 solo per citarne alcuni,fino ad arrivare ai giorni nostri con “Prendere e lasciare” del 1996, “Amore nel Pomeriggio” e il Live “Fuoco Amico” del 2001. Di grande intensità e spessore i suoi testi, densi di poesia e frutto di un’attenta scrittura. De Gregori ci dà appuntamento quindi per sabato 8 Marzo, al Deposito Giordani a Pordenone. Per Info: tel.0434/208934 o visitate il sito www.depositogiordani.com
 
Linientreu: fra Marlene e Afterhours
Recensione Disco
Scritto da Piero   
Venerdì 28 Febbraio 2003 01:00

Demo catodico-Autoproduzione, 2002

Mi sanno molto di Marlene Kuntz e di Aferhours questi Linientreu. Più di Marlene Kuntz se devo dire la verità, anche se molte volte sembra che il vocalist abbia imparato a cantare dal buon Manuel Agnelli. Prendiamo ad esempio Amnesia, la prima traccia (ed anche l’unica non in versione live): c’è quel arpeggio condito di feedback nel sottofondo che crea un’atmosfera malsana tipica di Ho ucciso paranoia e poi all’improvviso, nel ritornello, esplode una voce rock figlia di Hai paura del buio?... mah…ad ogni modo, un gran bel pezzo, 2 minuti e 31 secondi che dicono tutto quello che devono dire: “…sento mentre lei non c’è!”. Le chitarre dei Marlene tornano in Spento, e stavolta sono quelle di Catartica, incastrate all’interno di “strutture destrutturate” alla maniera dei Joy Division di primi anni ’80. La voce, come prima, continua la sua marcia rock. Un altro arpeggio traballante introduce Quest’estate e se ci fosse una buona dose di chorus stavolta mi toccherebbe chiamare in causa i vecchi Cure. Però… quel flanger…Infine, Cenere, e torniamo fra i lidi di Ho ucciso paranoia, 7 minuti e 50 secondi di emozioni che esplodono e poi improvvisamente si annientano, con tanto di voce visionaria che appare e scompare. Cosa posso dire, a me piacciono questi Linientreu anche se la resa live degli ultimi tre pezzi non mi permette di dare un giudizio definitivo sul loro operato perché la registrazione non è un granchè. Consiglierei solo al cantante di modificare un po’ i ritornelli che sembrano troppo simili fra loro anche se il tentativo di generare delle tensioni improvvise è buono. Resta il fatto che Amnesia è proprio un pezzone, da solo vale l’intero mini-cd… Tracklist: #1 Amnesia - #2 Spento(live) - #3 Quest’estate(live) - #4 Cenere(live)
 
Musica d'autore friulana a Milano
News
Scritto da Igor   
Giovedì 27 Febbraio 2003 01:00
E’ un po’ lontano, ce ne rendiamo conto, ma forse in questo caso non baderete troppo alla benzina da spendere, dato che si tratta di un’appuntamento con la musica d’autore- soprattutto quella friulana, ogni tanto- e quindi vi invitiamo volentieri Venerdì 7 Marzo al Club Aristocratici ed Anfibi di Milano, per il concerti di Rocco Burtone, Silvia Michelotti, Aldo Giavitto. Per gli appassionati del genere, una occasione da non perdere!!
 
Gemona Rules
News
Scritto da Igor   
Mercoledì 26 Febbraio 2003 01:00
E’ con grand’enfasi che annuncio agli appassionati la vittoria dei gemonesi Vertigine alle selezioni regionali d’Arezzo Wave al Deposito Giordani di Pordenone; Simone & co. si assicurano così la partecipazione al Love Festival che si terrà ad Arezzo dal 2 al 6 Luglio ed inserimento nella compilation nazionale della nota Kermesse musicale. Sabato 1 marzo poi, i Vertigine si trasferiranno in quel di Ascoli Piceno per partecipare ad un altro importante concorso nazionale, "Sotterranea 2003", che si svolge ormai da una decina d'anni con un affezionato pubblico al seguito. In più, c’è da segnalare la partecipazione alla compilation milanese "Punkina Skassata", che prevede anche un concerto nel capoluogo lombardo, e a quella che sarà realizzata dall'associazione pordenonese "Vastagamma" nelle prossime settimane.
 
Noa al posto di Bregovic al Giovanni da Udine
News
Scritto da Samuela   
Lunedì 24 Febbraio 2003 01:00
Cambio di programma al Teatro Nuovo Giovanni da Udine: Goran Bregovic non potrà portare in scena la sua Carmen, a causa di un intervento chirurgico subito alle mani. Lo spettacolo, atteso a Udine per martedì 1 e mercoledì 2 aprile, sarà sostituito dal concerto della cantante israeliana Noa che presenterà il suo nuovo album Now. La cantante si esibirà sul palcoscenico del Teatro venerdì 11 aprile alle ore 20.45
 
Lo strano caso del signor Fabricio Alvarez
Recensione Disco
Scritto da Piero   
Sabato 22 Febbraio 2003 01:00

Southern punk & ginger ale-Autoproduzione, 2001

L’avventura musicale dei Fabricio Alvarez inizia alla fine del 1999, si tratta di 4 baldi giovani rockers che si esprimono attraverso un punk ‘n roll di scuola americana ma a mio parere ben suonato ed energico. Tra le influenze citano Shellac e Jesus Lizard e a dire il vero qualcosa di quelle stranezze e di quel umorismo se lo sono portato dietro, con la differenza che le canzoni dei Fabricio Alvarez sono “più canzoni” e meno “esperimento”. Se partiamo con Usual day ci accorgiamo che è un è un punk coinvolgente, la cui influenza settantina mi ricorda certi burrascosi Motorhead, anche sei cori nei ritornelli fanno molto hardcore. M.P. si muove attraverso suoni cadenzati e arpeggi distorti e ricorda certe soluzioni tipiche del primigenio grunge di Seattle. Bella acida in fondo, in fondo. Ecco Strange morning che inizia con un basso alla Fugazi e poi, se proprio devo dirvi la verità, mi sembra di sentire cantare Mar Arm dei Mudhoney (che tra l’altro aveva imparato la lezione dal leggendario Iggy Pop). Carina la chitarra, con quelle piccole frasi che compaiono solo a volte… Beh, si, con Experience siamo più vicini agli Shellac e ai Jesus Lizard soprattutto per quel senso di pazzia che se ne può evincere. Un po’ di sano buon emo con Prophet e, in chiusura, Spleen, con quelle note di chitarre lancinanti e quella voce che parla invece di cantare come a volte fa il signor John Spencer. In definitiva, ritengo che i Fabricio Alvarez siano un buon gruppo, molto preparato. Le loro canzoni sono ben suonate ed i suoni sono ben fatti, non ci sono strumenti che dominano sugli altri ma tutto è finalizzato a rendere determinati stati d’animo, determinate pazzie rumorose, come le scuole emo, noise e punk insegnano. Inoltre, ascoltando le canzoni, mi è venuto in testa che potrebbero avere anche un buon impatto dal punto di vista live. Che dire, andate avanti così ragazzi… Tracklist: #1 Usual day - #2 M.P. - #3 Strange morning - #4 Experience - #5 Prophet - #6 Spleen.
 
Terra di Sicilia: Alfio Antico
Recensione Concerto
Scritto da Lorenzo   
Venerdì 21 Febbraio 2003 01:00

Udine, 15/02/2003-Sala Madrassi

Non nego che era la prima volta che mi avvicinavo alla musica di Alfio Antico, eccezion fatta per la sua partecipazione, come percussionista, al disco “Le Nuvole” di Fabrizio De Andrè. Al grande cantautore è stata dedicata, fra l’altro, la rassegna di cui il concerto costituiva il secondo e ultimo appuntamento, “Faber’s Day”, organizzata dal Folk Club di Buttrio e dal Comune di Udine. Cominciamo, per una volta, dalla fine: un concerto strepitoso, dal sapore chiaro e genuino, di terra, una terra che è la Sicilia, vista attraverso gli occhi e gli orecchi di un grande percussionista. Alfio Antico, con un italiano non sempre perfetto, racconta storie, indovinelli, aneddoti e filastrocche, anticipa i contenuti delle canzoni e scherza con il pubblico. Canta melodie originali e tradizionali, unite dal sapore etnico che inevitabilmente pervade la maggior parte dei pezzi presentati. Alfio Antico regala al pubblico un incredibile spettacolo strumentale, con assoli di tamburo, con dialoghi concitati con il bravissimo Sandro Pippa, con grandi pezzi d’insieme in cui il contrabbasso di Amedeo Ronga e gli strumenti a corda di Luigi Polsini intessono armonie che non hanno tempo. Mettono curiosità le decine di strumenti musicali presenti sul palco: alcuni di essi sono insoliti e affascinanti, come il saz (strumento a corda di area mediorientale), la ciaramella (una sorta di oboe), gli splendidi tamburi a cornice fabbricati e intarsiati dallo stesso Alfio; altri colpiscono per la loro semplicità “rurale” - sassi, canne di bambù, bellissimi corni e anche alcuni originali strumenti a percussione (di cui non so azzardare il nome) composti da sfere galleggianti in acqua. I testi (per lo più in lingua siciliana) e i temi sono altrettanto semplici: filastrocche e ninna-nanne, storie d’amore, brani solo in alcuni momenti assimilabili al concetto di canzone in senso stretto. Alfio ha fatto il pastore fino all’età di diciotto anni e se così non fosse stato probabilmente non avremmo la sua musica. E’ stata una fortuna poterlo ascoltare a pochi kilometri di distanza dalle nostre case; un peccato che l’ignoranza e lo scetticismo di tanti, purtroppo soprattutto tra i giovani, porti ad essere più pieni i locali con la musica più assordante che quelli con la musica che sa parlare del mondo e di noi.
 
W.I.N.D: il rock che non muore mai
Recensione Disco
Scritto da Piero   
Giovedì 20 Febbraio 2003 01:00

Hypnotic dream-Artesuono,2002

Aria di psichedelia in casa W.I.N.D., la band nostrana che già con il primo omonimo lavoro si era fatta notare per il suo rock blues sudista figlio diretto dei leggendari Allmann Brothers. E proprio parlando della band di Macon, dobbiamo ricordare che per realizzare questo disco i W.I.N.D. sono volati fino in America dove hanno lavorato e appreso la lezione direttamente dallo storico organista cieco Johnny Neel che in questo lavoro suona in ben 5 pezzi e che ha partecipato perfino alla presentazione del disco avvenuta pochi mesi fa allo Zanon di Udine. Psichedelia, dicevo, lo dimostra la copertina che ci ricorda i mitici Grateful Dead, ed anche le prime note di chitarra che aprono il CD, un omaggio ai lisergici Hawkwind. E Going lazy è proprio un pezzone, con i suoi riff massicci in tensione continua e la voce di Drusin che è pura energia. Vi ricordate il groove di Roadhouse blues dei Doors? Ebbene, la stessa carica ce la dà Boogie Man, dove tra l’altro l’hammond di Neel fa senza dubbio la sua parte nelle lunghe svisate tra strumenti. Gli 8 minuti di Dance with the devil sono invece ciò che si suol dire pura psichedelia, come la facevano i Quicksilver Messenger Service, anche se la voce assume delle sfumature più energiche, un po’ come certi Deep Purple dei primi lavori. Va comunque notato che a volte le sonorità del disco si fanno più moderne, è il caso di Tomorrow never comes, dove è la melodia a comandare e per certi versi emerge la figura di un autore a noi più vicino (dal punto di vista temporale) come Lenny Kravits. Intensa l’interpretazione di Drusin ( ottime pure le backing vocals di Graziella Vendramin) ed anche il ‘solo di chitarra suona davvero “tirato” ed “emozionante”. Il rock blues riemerge con Taste it, fra parti melodiche e accelerazioni di ritmo mentre Moon blues è un lungo strumentale che sembra venir fuori proprio dal mitico Happy Trails dei Quicksilver. Chiude la title-track, Hypnotic dream, quel lungo estratto sonoro (magari improvvisato in sala prove) che in un disco come questo non può certo mancare. Non dimentichiamo poi che questo disco è un doppio, in cui nel secondo Cd sono contenute varie registrazioni live, acustiche, video e alcuni remake di vecchi pezzi assieme al buon Neel. Tirando le somme, scommetto che ci sarà sicuramente qualcuno che dirà: “Ah, io il cd degli W.I.N.D. non lo compro! Piuttosto mi prendo un buon disco psichedelico suonato da gente che quel genere lo ha inventato!”. Potrebbe essere anche un’osservazione giusta, ma a mio parere non avrebbe senso avere tali pregiudizi verso un gruppo di musicisti che probabilmente con questa musica ci è cresciuta e che addirittura ha attraversato gli oceani per andare sul campo per approfondirne lo studio. Dunque, quello che ci offrono non è un tentativo di emulare una cultura musicale che non è la nostra, ma è il loro modo di interpretarla dopo averla ascoltata e vissuta attentamente. Solo per questo motivo io comprerei il disco degli W.I.N.D. Se poi aggiungiamo che è suonato benissimo, è espressivo e si sente che i musicisti sentono davvero quello che suonano, io non ci penserei due volte. In particolare, lo consiglio a tutti quelli che amano l’hard rock, la musica psichedelica o perlomeno frequentano un po’i motoraduni. Tracklist disc1 : #1 Going lazy - #2 Can you feel me - #3 Tomorrow never comes - #4 Boogie man - #5 Dance with the devil - #6 Taste it - #7 Moon blues (part 1) - #8 I can’t live it anymore - #9 Hoochie coochei man - #10 Hypnotic dream Disc2: #1 Over the sun (acoustic version) - #2 Keep on livin’ (live) - #3 Spoonful (jam) - #4 Jammin’ with Johnny.
 
On a distant shore: l’ombra di Syd Barrett
Recensione Disco
Scritto da Cloned   
Mercoledì 19 Febbraio 2003 01:00

On a distant shore-Windlessair Music, 2002

Quella di Syd Barrett, fondatore e leader dei Pink Floyd fino al 1969, è una figura asimmetrica, che travalica il tradizionale mito romantico della rockstar maledetta. Syd Barrett non ha adempiuto al destino tragico e catartico che consacra i musicisti fra le icone dell’immaginario collettivo, la sua è una leggenda incompiuta che si nasconde nel limbo della pazzia. On a Distant Shore è l’ennesimo tributo a questo dio minore del rock: una selezione del materiale inviato da musicisti underground di tutto il mondo alla mailing list dedicata all’artista inglese, curata e distribuita dalla piccola etichetta americana Windlessair Music con l’espediente del “Treeng & branching” (scambio di musica con altra musica o al costo della spedizione postale). Una compilation fatta dai fan per i fan, con l’unico intento di rendere omaggio al Diamante Pazzo E ad aprire e chiudere questo singolare tributo internazionale è il pop psichedelico dei pordenonesi Sixtynine and the Continuous People. Il trio firma infatti la seconda e l’ultima traccia, disegnandone un immaginario filo conduttore. Dopo la breve ed inquietante introduzione di Danboid, la Lucifer Sam dei 69, in versione garage, annuncia l’intenzione di reinterpretare in modo più personale il repertorio barrettiano, unendo l’attitudine Lo-Fi ad un’energia fresca e spontanea. La dolcissima e malinconica I know where Syd Barrett lives, cover dei Television Personalities, è la commossa dichiarazione d’affetto dei fan verso il loro idolo. In mezzo una serie di brani schizoidi e particolarissimi, fra i quali spiccano sicuramente l’incredibile If it’s in you dei Captain Wasp, semplicemente il disco che gira a doppia velocità con qualche inserto rumoristico, oppure la Lucifer Sam drum and bass di Sam from Rochdale. E ancora le semplici No good trying dei Woundman e Love Song di Darrel W. Quelle di On a Distant Shore sono tutte canzoni all’insegna della bassa tecnologia e dell’originalità intepretativa a dimostrare come anche le cover possano essere espressione di ricchezza creativa. Un piccolo capolavoro che merita di essere ascoltato per ritrovare uno dei più grandi geni del rock, per premiare un’iniziativa coraggiosa ed interessante, per scoprire una giovane band pordenonese che ha sicuramente molto da dire. #1 The whole bit Danboid - #2 Lucifer Sam Sixtynine and the Continuous People - #3 Opel Transelement T - #4 No good trying Woundman - #5 Love song Darrel W. - #6 Flaming Full Dimensional - #7 If it’s in you Captain Wasp - #8Lucifer Sam Sam From Rochdale – Octopus Full Dimensional - #9 Terrapin Neptunes Closet – I know where Syd Barret lives Sixtynine and the Continuous People

 
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