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News Recensioni Interviste
G-spot inc: Il Cyberpunk di Guignol Dangereux
Recensione Disco
Scritto da Cloned   
Lunedì 03 Febbraio 2003 00:00

G-spot inc.-Autoproduzione, 2002

È ormai assodato che la musica techno non sia sinonimo di musica precotta e superficiale: da un ventennio ormai le macchine incorporano l’attitudine all’autoproduzione e il gusto per il Lo-Fi che sono i capisaldi di una certa cultura underground. Il fascino degli strumenti elettronici ha contagiato il punk sin dai tempi dei Suicide fino alle recenti contaminazioni cyberpunk degli anni Novanta. Guignol Dangeroux, inquietante figura gotica dell’elettronica friulana, è l’ennesimo epigone di questa tendenza. Il suo è un sound post-industriale in cui risuonano echi dell’ Aphex Twin di “Selected ambient works” e dei brani strumentali dei Prodigy. Semplice e lineare, senza troppi fronzoli raffinati che poco si addicono ad un approccio punkettaro, G-spot inc. disegna paesaggi claustrofobici ed inquietanti. I nove episodi di questo demo sono una successione di loop ossessivi ed acidi cadenzati dalla cassa profonda in quattro quarti e da un charleston in controtempo, in cui spiccano alcune buone intuizioni. È il caso di Ichewthegrassbetweenyourlegs, che ricorda molto il Carl Craig di “More songs about food and revolutionary art”, o di Love Song, inquietante suite alla Goldie. È soprattutto con la bella e sintetica Warzone Dj, brano di chiusura del demo, che Guignol spreme il meglio dai chip del suo computer. Non altrettanto,purtroppo, si può dire di altri brani che paiono una serie di suoni in successione senza alcuna logica strutturale, tanto da sembrare incompiuti. È il caso della malinconica Glasgow on drugs, dell’acida Gatewik o di Interlude (yknik rmx) che, pur presentando alcune buone idee iniziali, stentano a decollare. L’eccessiva lunghezza di questi brani, sebbene racchiusi in tre minuti, fa perdere all’ascoltatore il filo del discorso e manifesta un’esagerata leziosità nella ricerca di atmosfere ossessive. Pur con un piccolo peccatuccio di pretenziosità, G-spot inc. è comunque il lavoro discreto ed interessante di un musicista dotato di buone idee che, una volta sfrondate certe leziosità, è in grado di dire la sua. Tracklist #1 15 Pills and 4 Tabs of Acid - #2 Ichewthegrassbetweenyourlegs - #3 Glasgow on drugs - #4 Dresseur Gothique - #5 Gatwick – #6 Interlude (yknik rmx) - #7 Love Song - #8 SDM - #9 Warzone Dj
 
Le vibrazioni elettroniche dei Motel Connection
Recensione Concerto
Scritto da Cloned   
Domenica 02 Febbraio 2003 00:00

Pordenone, 25/01/2003-Deposito Giordani

Pulsazioni di basso e fremiti elettronici hanno trasformato sabato sera il Deposito Giordani in un affollato dancefloor: artefici dell’inedita metamorfosi i Motel Connection, trio rivelazione della musica dance nostrana. Nato quasi per caso un paio d’anni fa come colonna sonora alla visual-art dell’artista torinese Gianluca Rosso, questo progetto riunisce tre protagonisti della scena, in bilico fra techno e rock, che cavalca le intuizioni di Chemical Brothers e Underworld: Samuel, brillante voce dei Subsonica, Pierfunk, ex-bassista della medesima band, e il folletto dell’house Pisty dj. Costretti a rinviare l’inizio del tour previsto per lo scorso novembre, a causa di un infortunio occorso a Samuel, i Motel Connection giungono finalmente sulle rive del Noncello per presentare il loro ultimo disco, Give me a good reason to wake up, prodotto dalla Mescal. L’equilibrio dinamico che si crea nel disco fra il pulsare inesorabile della grancassa in quattro quarti e i suoni elettronici, plastificati e saturi, sfrutta le infinite combinazioni offerte dalla ripetizione ossessiva di sequenze ritmiche. L’ampio uso di riverberi ed echi contribuiscono a creare quelle atmosfere vibranti e cariche d’enfasi che ne caratterizzano il sound. Questa particolare dimensione viene riproposta anche nel collaudato live-act, che riconduce ai colori acidi dell’house anglosassone o alla sintetica essenzialità della techno tedesca. Nel fluire dei breackbeat secchi ed aggressivi di Pisty, sui quali rimbalza una cassa potente e rotonda, s’innestano la voce riprocessata di Samuel e il basso profondo e pulsante di Pierfunk. Come in un dj-set, scorrono una dopo l’altra The dog, Orbital, Cristal, Lost e la distorta e abbagliante Fresh n’up. Mentre Pierfunk riempie lo spazio con le pulsazioni del basso, Pisty e Samuel si divertono a manipolare suoni e voci in tempo reale, plasmando quel piccolo giocattolino hip hop che è V-Brain. L’attitudine ad estrapolare dal fluire ritmico i momenti più importanti, per enfatizzarli nella consueta forma canzone, emerge in Zeus e Moonflower, per poi esplodere nell’esecuzione, acclamatissima, del singolo Two, in Strade e ne Il mio dj, due successi dei Subsonica. In questi casi Samuel ammicca al pubblico rockettaro, abbandonando la consolle per impugnare, e basta, la chitarra. Intanto sul palco vengono proiettate immagini aggressive, veloci, in un continuo chiaro-scuro che accompagna le esplosioni cromatiche delle percussioni. Le pazzesche installazioni video, curate da “Cipo”, sono forse quel tocco che completa lo spettacolo dei Motel Connection, uno show sobriamente multimediale ed accattivante.
 
Primadellapioggia: quando il metal non basta
Recensione Disco
Scritto da Piero   
Sabato 01 Febbraio 2003 00:00

Tesis-Autoproduzione, 2002

Band di provenienza udinese, questi Primadellapioggia mi hanno davvero stupito. Se il fatto che una testata musicale come Rumore ne abbia parlato bene sulle sue pagine è stato forse il primo spunto che ha spinto il mio interesse, l’ascolto di Tesis mi ha davvero spiazzato. Dico la verità, non sono più un grande amante del metal come quando avevo 16 anni, ma quando una cosa è fatta bene, può avere qualsiasi tipo di “rivestimento sonoro”, se è buona resta tale. Non ci si può infatti fermare davanti a stupidi pregiudizi quando ci si imbatte in ottimi musicisti con delle idee. E poi, diciamo la verità, i Primadellapioggia non sono solo metal: con le loro canzoni si passa attraverso le moderne atmosfere nu metal dell’attuale rock americano, si ricordano i suoni violenti dei Death, si passa attraverso la musica gotica, si viene trafitti da dissonanti suoni noise…Non mi credete? Ascoltatevi Argento, l’opening-track, dove da un’iniziale atmosfera ambient si passa senza neppure essere stati avvisati ad una sorta di death violento che non fa neppure in tempo ad essere assimilato che già è diventato voce e ritmo malinconico alla Marlene Kuntz. Già, proprio i Marlene Kuntz, come negli arpeggi che aprono Idrogeno e subito è di nuovo claustrofobia, ma una claustrofobia controllata. Cioè, non si perde nella classica mania di fare casino tipica delle band meno esperte. Eh si, questo è proprio il punto di forza dei Primadellapioggia: loro non fanno le cose casualmente, individuano gli opposti, li svuotano di tutto ciò che è superfluo e poi li mettono insieme. Un altro buon esempio è Titanio, che spesso si muove tra minimali note di chitarra, la quale poi esplode e sembra quasi ricordare i Meshuggah. Litio poi, ricorda un po’ la voce di Shuldiner (pace all’anima sua) e ci sono degli interludi all’interno della song così cadenzati e “malsani” che mi tornano in mente i gruppi black metal scandinavi. Già, ma come sempre in questo Tesis, tutto cambia improvvisamente e di metal non se ne parla più, bensì di noise-gotic-dark (boh, io lo chiamo così). Geniali questi Primadellapioggia; in Italia, in quanto ad “attitudine sperimentale”, potrebbero essere paragonati a gente come Fluxus e One Dimensional Man mentre per quanto riguarda l’America posso dire che sono molto in linea con quella voglia di crossoverizzare sempre più la musica estrema come fanno i Korn, i System Of A Down e i gli Static X. Poi se avete notato, anche la successione dei titoli assume un suo significato: sono tutti elementi chimici, quasi che i Primadellapioggia volessero rappresentare la violenza tipica della musica estrema attraverso questi simboli. La copertina poi, se avrete occasione di osservarla, rappresenta un altro bel colpo d’occhio; mai, guardandola, ci si potrebbe aspettare quello che c’è dentro questo Cd. Piuttosto un gruppo indipendente. E invece no. Ma i Primadellapioggia sono così, non sai mai cosa ti aspetta, ma di una cosa sono convinto; è un bene che ci siano anche gruppi così, con questa voglia di sperimentare, di togliere le barriere tra generi, anche correndo il rischio di non essere capiti. Per quanto mi riguarda, io li ho apprezzati, davvero un lavoro interessante, anche se forse “non per tutti”… Tracklist: #1 Argento - #2 Piombo - #3 Idrogeno - #4 Ossigeno - #5 Argo - #6 Titanio - #7 Litio - #8 Antimonio - #9 Cobalto.
 
Fiera del Disco a Pordenone
News
Scritto da Piero   
Giovedì 30 Gennaio 2003 00:00
Anche questo la Fiera del Disco di Pordenone ha avuto il suo meritato successo. Io personalmente ci sono arrivato alle 10:30 di mattina e, benché i cancelli fossero aperti solo da mezz’ora, la fiera era già gremita di persone. Tantissimi gli stand, molti dei quali provenienti perfino da fuori Italia; avendoli “ispezionati” praticamente tutti, posso dire che di buona mercanzia ce n’era molta, dal rock al jazz, dalla musica italiana a quella indipendente, alla classica, etc. Una cosa che è mancata è stato certamente il nostro stand e non lo dico per farci pubblicità, ma semplicemente perché fa un certo effetto avere in regione un avvenimento del genere, che da sempre raduna gente da tutte le parti, ed averlo privo di uno stand dedicato alle produzioni nostrane che rappresentano comunque un buon numero. Ad ogni modo, posso affermare di avere visto, sparsi qua e là anche, anche dischi delle nostre band locali come, tanto per fare qualche nome, gli Alba Caduca, i Bohemien Flambes e la compilation “Officine giovani”, curata dalle Agenzie Giovani di Udine. A parte l’infinita marea di cd, c’era ovviamente anche un numero molto elevato di 33 e 45 giri e tantissima gente impegnata ad osservarli uno ad uno per scovare dei possibili affari. A quanto pare le nuove tecnologie non sono ancora riuscite a fermare il collezionismo. Buon segno, senza dubbio. Che dire, spero che avvenimenti come questi abbiano una lunga vita perché, al di là delle ottime occasioni che vi si possono trovare, sono sempre un’ottima occasione per incontrare le “solite facce note” e scambiare belle chiacchierate con molti esperti ed appassionati.
 
La grande festa di Tommy
News
Scritto da Igor   
Mercoledì 29 Gennaio 2003 00:00
Occhio ragazzi, questo è un’appuntamento da non perdere per i fedeli seguaci della fanzine musicale friulana “Tommy”: la rivista ha raggiunto il 23esimo anno di età, e lo festeggerà in compagnia dei suoi affezionati lettori e con contorno di ottima musica punk, rock, giunge, funky, hip-hop. A lato della festa, ci sarà una mostra dedicata alle fanzine musicali degli anni ottanta. Non si sa ancora quali dj si alterneranno alla consolle per l’evento, ma si sa solo che Mauro Missina, responsabile musicale de “La dolce vita magazine”voce di “Radio onde furlane”nonché fondatore della storica fantine si stia adoperando per portare personaggi conosciuti nel panorama musicale. Ci saranno inoltre molti ospiti ed addirittura una misteriosa sorpresa!! Ok?? L’appuntamento allora è alla Rotonda sul Verde (ss.Udine –Codroipo) Venerdì 31 Gennaio. Per info:potete chiamare Mauro Missana al 348/9131955 o Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , allo 329/96683621 o al presente ufficio stampa (349 8385470, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ).
 
Rancidos: torna il punk del Kermit
Recensione Disco
Scritto da Piero   
Martedì 28 Gennaio 2003 00:00

Non fa ridere-Autoproduzione indipendente, 2002

“Con l’inizio degli anni ’80 è arrivato l’hard-core, con la sua divisa: cresta-chiodo-jeans-anfibi. Nel ’77 solo i Clash si vestivano così; il loro look ha poi influenzato tutta la scena. I punks hardcore rifiutarono la parola rock e, più che altro in Italia, divennero politici. Era il tempo dei centri sociali e la militanza con anarchici ed autonomi; una cosa che poteva avere senso nelle grandi città, ma in Friuli, in un paese con tre comunisti e un punk ( io), sentivo la politica soltanto come una lotta per gestire il potere, cosa che non sono portato a condividere. Ho continuato la rivoluzione nel modo in cui ero capace. Fra l’altro, nessuno voleva più saperne del punk rock, nessuno voleva più suonarlo. Era ormai fuori moda. Quello fu naturalmente il periodo in cui si formarono i Rancidos. Credo fosse l’83 o forse l’inizio dell’84”. Sono le parole di Kermit, l’ideatore di questo progetto. Mi sono sentito in dovere di riportare queste sue parole (tra l’altro riprese dalla mitica “The Rancidos –zine, l’organo stampa ufficiale ed autogestito della leggendaria band) perché a mio parere non si può recensire questo disco come un qualsiasi altro disco autoprodotto da una x-band friulana. Non si può ascoltarlo senza pensare quello che ci sta dietro, una storia iniziata più di 20’anni fa! Oggi, nella nostra regione ci sono centinaia di giovani gruppi che suonano punk, hardcore, grunge cercando di emulare i loro compagni d’oltreoceano senza rendersi conto che non occorre guardare alla Londra dei Sex Pistols o sognare il CBGB’S di New York per trovare degli spunti, perché di esempi ce ne sono anche fuori casa nostra. Uno di questi è proprio il Kermit, vale a dire un pioniere del punk italiano che guarda caso oggi vive nella tranquilla Gemona del Friuli. Quello che suonava nei Mercenari Gods. Si, proprio loro, tra i primi a produrre un disco punk in Italia, tra l’altro voluto da Claudio Sorge che oggi dirige la redazione Rumore. Il Kermit è uno di quelli che non dimenticherà mai di essere stato un punk. Anche se ha venduto un paio di canzoni ad un gruppo come i Nomadi, così lontani dall’etica punk. “Ma queste sono cazzate!” - direbbe lui – “L’importante è che si conservi ciò che c’è dentro di noi”. Se nella vita contano i fatti e non le parole, allora devo dire che questo Non fa ridere è la prova tangibile che qualcosa è rimasto di tutte queste avventure, di tutto questo vivere fuori dagli schemi per 20 lunghi anni. I Rancidos erano uno dei suoi gruppi negli anni ’80 ma questo disco il Kermit lo ha fatto da solo, suonando e programmando tutti gli strumenti e ciò che stupisce di più di questo disco è il fatto che nonostante siano passati così tanti anni, Non fa ridere suona proprio come un vero disco punk all’italiana: semplice, diretto, senza peli sulla lingua. Non c’è una nota di troppo, né di meno. Probabilmente gli aficionados potrebbero criticare il fatto che i suoni siano troppo puliti, troppo curati per essere un disco punk. Eppure – dico io -, non si può pretendere che 20 di esperienza dietro a mixers e registratori non influenzino l’opera di un musicista e del resto siamo nel 2002, e i dischi sporchi ed imprecisi possiamo lasciarli fare ai giovani che iniziano oggi a suonare. Dicevo, un disco punk nell’etica come dimostrano le chitarre di Fagioli in una storia che ha veramente dell’assurdo (Oooddiooo, siamo sommersi dai fagioli!) e la schizofrenia vocalica finale dice già tutto da sè. Stai punk, e mi vengono in mente i Ramones soprattutto per le melodie pop inserite fra quelle taglienti chitarre. Ma… un momento; non ha senso fare paragoni, il Kermit il suo stile ce l’ha e non glielo toglie nessuno. Agitato, in primis, dove le parole scorrono che nemmeno te ne accorgi e sono taglienti, incisive, reali: “se per esempio a capo del governo ci fosse Saddam Hussein, cosa diresti agli americani per non farti bombardare il culo già domani?”. Segno forse che il punk del Kermit di oggi ha una cosci
 
Corso per Disk-Jockey
News
Scritto da Igor   
Martedì 21 Gennaio 2003 00:00
Dopo i (troppi) corsi di chitarra, pianoforte, violino, ecc.ecc., vate felici la vostra mamma con un bellissimo corso per Disk-Jockey!!!!! Presentato da Rockabilly –scuola di musica a Palmanova, Ud- Il corso si snoderà tra le seguenti lezioni: - STORIA DEL ROCK - GLI ANNI '80 - TECNICA E PROVE PRATICHE DI MIXAGGIO - TECNICHE D’INTRATTENIMENTO E DI SPETTACOLO e, a quanto pare, altre discipline…….. Sappiate inoltre che, Radio Baccano e La dolce Vita (Magazine) essendo partners ufficiali, organizzeranno degli Stages presso locali convenzionati, per lanciare tutti coloro che diventeranno futuri Deejay!! Ma per iscriversi ai corsi non resta molto tempo, perciò affrettatevi! Le accettazioni al corso scadono il 31/03!!! Info:per iscrizioni, informazioni, o quant’altro chiamate al cell. 328 8235674. Ciao
 
Jo No Kognòs, vincitori del Premi Friûl
Intervista
Scritto da Piero   
Lunedì 20 Gennaio 2003 00:00
Come dicevamo, anche quest’anno Musiche e il Premi Friûl hanno dato i loro frutti. Le due kermesse, svoltisi in concomitanza sul palco dello Zanon, hanno visto la partecipazione di ben 11 gruppi musicali. Due sono stati quest’anno i Premi Deganutti assegnati: uno al cantautore carnico Gigi Maieron, ed uno a Silvia Michelotti, la vincitrice del Premi Friûl edizione 2001. Per una volta, dunque, i due volti della musica in marilenghe, - il vecchio ed il giovanissimo -, si sono trovati sullo stesso palco. I trionfatori del Premi Friûl sono stati invece i Jo no kognos. Per questa scelta, la giuria si è spaccata in due: da una parte chi voleva il rock abrasivo ma intelligente de Rsv Union, dall’altra chi invece era più propenso alla linearità rock di quelli che alla fine sono stati i vincitori. Luca D’Angela (voce), Marco Della Mora (chitarra), Mauro Pontisso (basso), Luca Morassutti(percussioni) e Stefano Locatelli (batteria): in una parola i Jo no kognos, band proveniente dal codroipese, che già nell’ambito del concorso “Pianeta rock” ottenne dei buoni risultato, piazzandosi al secondo posto. Sentiamo direttamente da loro le prime impressioni dopo la vittoria: Vi aspettavate questa vittoria? No, anche perché il gruppo Jo No Kognos è nato come gruppo di amici prima che come progetto musicale. Ci incontriamo settimanalmente senza un pressante impegno musicale. Molte volte non si toccano neanche gli strumenti: semplicemente si passa la serata in compagnia davanti al “fogolâr”. Nelle serate più produttive si suona al massimo mezz’ora. So che all’interno del gruppo c’è qualche membro de Plush, band nota per il suo sound grunge. Questo ha qualcosa a che vedere con il fatto che le canzoni che avete presentato al Premi Friûl sapevano un po’ di “ballad rock alla Pearl Jam”? Proveniamo tutti da esperienze musicali assai diverse: il batterista ad esempio dalla scena hard-core (H10), il chitarrista dalla scena indie (Linientreu), il bassista dal folk (Masnada Folk), il cantante dal grunge (Plush) e il percussionista è invece alla sua prima esperienza musicale. Ognuno porta le sue influenze in questa band, ma è normale che ad un primo ascolto risalti marcatamente la somiglianza della voce di Luca con quella di Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam. Come nascono le canzoni dei Jo no kosgnos? Casualmente. Non ci prefiggiamo mai lo scopo di scrivere una nuova canzone: più che altro ci ritroviamo per passare una serata in compagnia. Quando i sapori gastronomici incontrano il nostro palato esigente, le nuove canzoni prendono forma in maniera spontanea. Questa vittoria, oltre al riconoscimento, vi permetterà di registrare un ep per Musiche Furlane Fuarte, l’etichetta di Radio Onde Furlane: ma al di là di questo, quali saranno i vostri prossimi impegni? In realtà non abbiamo nessun progetto per il futuro. Vogliamo impegnarci al massimo per la realizzazione di questo CD, senza però dimenticare che il momento positivo che stiamo vivendo deriva soprattutto dal nostro affiatamento e dalla voglia di stare insieme.
 
Buon compleanno Musicologi
News
Scritto da generico   
Venerdì 17 Gennaio 2003 00:00
Grande festa sabato sera al Whiskey a Go Go di Camino per il secondo compleanno del sito www.musicologi.com, il portale della musica in Friuli-Venezia Giulia. L’11 gennaio di due anni fa, infatti, si è costituita formalmente l’omonima associazione culturale, con il preciso intento di promuovere e realizzare iniziative nel settore della cultura musicale regionale. Nato dall’idea di alcuni studenti, in origine il sito funzionava come bacheca della facoltà di musicologia. Ora musicologi.com ha superato i 50.000 accessi unici ed è diventato un punto di riferimento per moltissimi musicofili di tutta la regione, e non solo. Recentemente, infatti, ha partecipato all’importante Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza in rappresentanza di alcune etichette discografiche regionali. L’associazione, con sede a Gemona, in questi due anni non si è limitata alla redazione del sito, che presenta un’aggiornata panoramica della musica made in Friuli e fornisce numerosi servizi rivolti agli artisti e agli operatori dello spettacolo, ma si è resa protagonista anche di numerose attività culturali. Da ricordare, oltre ai numerosi concerti organizzati su tutto il territorio regionale, la pubblicazione di una Compilescion di giovani band locali, la collaborazione con Radio Onde furlane e Luxa Tv, la realizzazione del convegno Notis su notis sulla situazione della musica in Friuli-Venezia Giulia, in collaborazione con La Patrie dal Friûl. Per celebrare l’evento si sono esibite, di fronte ad un folto pubblico, due fra le più promettenti band della regione: i Richiamo, autori di un coinvolgente sound pop-elettronico, e gli Smokers, veri animali da palco, seguiti dalle atmosfere electro-funk del pordenonese MaCro Dj. Per il nuovo anno musicologi.com ha intenzione di potenziare l’attività informativa del sito e iniziare un’operazione di coordinamento fra le realtà musicali regionali, in collaborazione con gli operatori dello spettacolo ed i musicisti. Per questo motivo lancia un appello: aspiranti promotori, fatevi avanti!
 
Là dove nasce la nuova musica friulana: intervista
Intervista
Scritto da Piero   
Giovedì 16 Gennaio 2003 00:00
Radio Onde Furlane è forse una delle poche emittenti indipendenti regionali che ancora oggi riescono a resistere a dei tempi storici che sembrano volerci imporre una cultura dall’alto. Ma una cultura dall’alto non può esistere, o meglio, può esistere ma non sarà mai vera e sentita. Già, perché la cultura, ce lo dicono i libri di storia, viene dalle cose semplici, dalla gente, da tutto ciò che nasce come spontaneo. Forse è questa coscienza delle cose che ancora oggi fa andare avanti la leggendaria “cooperative di formazion furlane” udinese. E deve essere uno stimolo molto forte se pensiamo che negli ultimi anni, in seno a questa Radio, è nata perfino un’etichetta discografica che ora conta ben 13 dischi. E sono tutti dischi nei quali si è cercasto di adattare la lingua friulana al cambiamento e ai nuovi linguaggi musicali. La “vecchia scuola” dei cantautori li ha spesso criticati, ma loro ci hanno creduto, convinti che non fosse giusto lasciare che la nostra cultura si ammuffisse e non andasse al passo con i tempi. Ma per sapere quanto è difficile per un’emittente indipendente sopravvivere oggi, nell’epoca della globalizzazione, lo abbiamo chiesto a Mauro Missana, direttore della Radio e persona che ormai da più di 20 anni segue le nuove tendenze musicali della nostra regione: Non credo sia solo un problema di globalizzazione. Le radio come la nostra hanno sempre avuto dei problemi di carattere finanziario. Ti chiedi chi te lo fa fare. Ma la spinta emotiva conta parecchio, ti aiuta ad andare avanti. Dopotutto Onde Furlane è un’emittente comunitaria, attenta al territorio, che cerca però di dare un’informazione con una visione globale delle cose. Questo a mio parere non fa a pugni con i cambiamenti, anzi riesce a fornire degli stimoli creativi che possano mediare i numerosi stimoli esterni, senza accettarli passivamente. Onde Furlane ha fatto tanto in questo senso, basti ricordare all'informazione, alle produzioni discografiche, a tutta la gente che vi ha fatto capo in questi 22 anni di attività. Passiamo alla musica: la vostra storia è fortemente legata al Premi Friûl, una delle manifestazioni più note fra quelle dedicate alla musica friulana. Raccontaci qualcosa su come è nato questo festival e cosa è cambiato nella sua gestione oggi rispetto agli anni ’80… Il Premi Friûl è nato in un periodo di passaggio, nei primi anni ottanta. Era passato poco tempo dal terremoto del 1976 e c’era molto movimento. All’inizio ci si è concentrati sulla grafica, e sui radiodrammi, per approdare alla musica, che è stata determinante ai fini della sua crescita. Si può tranquillamente dire che tutti i musicisti della nuova scena friulana sono passati attraverso questo premio. Certo all'inizio era una specie di caleidoscopio di generi, mentre negli ultimi tempi ci si è orientati verso il rock, il pop, l'elettronica e l'alternative. Diciamo che il Premi Friul ha consentito a molti giovanissimi di cominciare a vivere un rapporto diverso con la lingua del proprio territorio, senza dovere per forza passare solo per le "forche caudine" della tradizione, che tante volte è decisamente inventata o frutto di altri condizionamenti in passato. Quest'ultimo particolare, purtroppo, molti se lo scordano, rimanendo ancorati al proprio orticello. Ora raccontaci invece anche qualcosa di Musiche Furlane Fuarte: perché, ad un certo punto avete sentito l’esigenza di crearvi un’etichetta discografica, che tra l’altro oggi vanta un catalogo di ben 13 titoli? Abbiamo pensato di dare al vincitore del “Premi Friûl” un premio più tangibile di una somma di denaro e di veicolare i nostri sforzi verso una realizzazione discografica che potesse fruire anche di una certa promozione. Spesso succedeva che i vincitori sparissero dalla scena e non lasciassero alcuna testimonianza. Per questo c’è parso opportuno documentare una parte della scena friulana che non avesse altri spazi a disposizione. In questi anni abbiamo fatto lo stesso con una se
 
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