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Casablanca. Il nuovo disco dei Vanilla Resident
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| 02/07/2009 |
La prima cosa che ci viene in mente se leggiamo la parola Casablanca è quella di sapere che si va in un posto in cui c’è poi un “cambiamento radicale” del nostro corpo. L’immaginario collettivo legato al termine sta ad indicare un punto di non ritorno. A parte le congetture quello dei Vanilla Resident con l’album Casablanca è veramente un viaggio in cui tutto cambia e la nostra percezione dei suoni è sempre messa in discussione.
Partire verso il sole, per poi andare sulla luna e tornare sulla terra, raccontando tutto ciò che si potrebbe vedere. Una studiata e precisa gestione del suono, del ritmo e della poetica stessa delle canzoni. La maturità compositiva del trio di Tolmezzo (Alessandro Fusetti batteria, Michele Fusetti chitarra e voce e Maurizio Di Qual al basso) è ormai nota, e il nome dei Vanilla Resident circola da molti anni tra le locandine dei locali di tutto il Friuli ma non solo. Una ricerca mai finita e sempre pronta ad accogliere nuove sfide. Casablanca non è certo un album semplice e va ascoltato a lungo prima di poterne apprezzare le sottigliezze e l’intero messaggio. Una pazienza che al giorno d’oggi nella musica vacilla continuamente, spinta da una volontà di consumo che spesso si traduce in canzoni usa e getta. Dal primo pezzo si capisce subito che se si vuole capire cosa sia la musica dei Vanilla Resident, bisogna immergervisi fino in fondo. La partenza è lasciata alla batteria, che ricorda una mitragliatrice a 8mm potente e precisa, che diventa la contraerea dei voli incrociati di chitarra e basso. In un genere molto rock, si distinguono la pulizia del suono e la voglia di renderlo perfetto anche se distorto e non è poco. Le melodie vocali risultano più potenti e precise del solito, e ricordano in alcuni passaggi (ascoltare Pagsley’s Room e Sad in a Sad day in a Sad Place) le linee rette dei Queen of the Stone age degli anni novanta. I rimandi ai grandi gruppi noise degli anni novanta sono molti ma distribuiti in modo che nessuno di essi possa essere preponderante. Se i passaggi di batteria possono ricordare Shellak e Fugazi, il richiamo alla ritmica di basso batteria dei Primus (ascoltare Totem per credere), la voce passa dai Motorpsyco di Ocean in your eyes, al Cobain di in Utero.
Un bel calderone dal quale però esce la purezza di una consapevolezza matura di un genere che non è ne creato ne da creare, ma è semplicemente suonato con tutto ciò che comporta. Si diceva come non sia facile ascoltare un disco del genere (e forse il suo limite potrebbe essere questo) perché se vi aspettate ritornelli da spiaggia siete nel posto sbagliato, ma l’intento dei Vanilla non è certamente questo. Va riconosciuto il merito a loro di continuare in una ricerca che va avanti da molti anni e di saperla integrare continuamente di nuovi elementi sonori e di esperienze da condividere. Da ascoltare ad occhi chiusi il viaggio che chiude idealmente l’album (Sun shadow, Moon shadow, Earth shadow) in cui il tema “principale” cambia colore seguendo l’ombra dei pianeti che rappresenta, diventando quasi un dipinto più che una canzone. Il lungo finale con la batteria riporta tutti a terra come planando su un paracadute, ponendo fine ad un viaggio da ripetere. www.myspace.com/vanillaresident
Casablanca tracklist:
#1 Lilinoise - #2 Insecta - #3 May esplode - #4 Pagsley’s voice - #5 Pagsley’s room - #6 Uappa matty - #7 Sad in a Sad Day in a Sad Place - #8 Totem - #9 Quasimodo - #10 Apollo - #11 Sun shadow - #12 Moon shadow - #13 Earth shadow
Matteo
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