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Axelrod e Zilberstein, ottima coppia al Giovanni da Udine Orchestra Mitteleuropea
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| 27/01/2010 |
Nuovo appuntamento con l’Orchestra Mitteleuropea il 22 gennaio scorso, ospite al Teatro Nuovo Giovanni da Udine insieme con il direttore John Axelrod e la pianista russa Lilya Zilberstein. La serata si apre con il Concerto n. 1 in si bemolle minore, op. 23 per pianoforte e orchestra di Pëtr Il’ič Čajkovskij, uno dei capolavori del Romanticismo musicale, che ha visto la luce nel 1875. Il primo tempo si apre in forte con un’introduzione della sola orchestra e l’ingresso successivo del pianoforte che accompagna con accordi sostanziosi il tema fortemente passionale e cinematografico affidato agli archi. La Zilberstein scopre gradualmente le proprie doti artistiche, dapprima nel dialogo carico e sentito con l’orchestra, poi nella magnifica cadenza, indimenticabilmente densa di emozione. Il secondo tempo, un andantino piuttosto breve, ha inizio con un solo di flauto su un rado tappeto di pizzicati. E’ sostanzialmente un dialogo fra i legni e il pianoforte, che lascia da parte la forza e l’intemperanza per vestire i toni di una più intima dolcezza. Il trasporto della pianista si fa sempre più profondo, la sintonia con l’orchestra è perfetta e il concerto si conclude in maniera esplosiva con il terzo movimento: solista e “tutti” sembrano gareggiare in potenza dinamica, spingendo anche il pubblico verso spiccate vette emozionali, come dimostra il lungo applauso che segue. Nella seconda parte della serata solo Axelrod e l’orchestra rimangono sul palco, per offrire agli spettatori la Sinfonia n. 4 in re minore di Robert Schumann. Si tratta dell’ultima sinfonia completa del compositore tedesco, ancorché la sua prima stesura ed esecuzione risalgano al medesimo anno della n.1 “Primavera”, cioè il 1841. Quella che giunge a noi è dunque una versione molto rimaneggiata, che mescola il temperamento del primo Schumann con quello più maturo del 1853, anno della variante definitiva. L’esecuzione è equilibrata ma, sarà per la forza del Concerto appena trascorso, appare non del tutto convinta. La scelta di non inserire pause tra i tempi però contribuisce a mantenere il ritmo e ad accumulare tensione emotiva, fino a sfociare in un riuscitissimo quarto tempo, fatto di contrasti tra parti più liriche e tenebrose ed altre più leggere. Ottima la resa del finale, che riconferma giustizia al lavoro di Axelrod e dei professionisti dell’Orchestra Mitteleuropea. Prossimo appuntamento con la musica al Giovanni da Udine il 30 gennaio, con la Mahler Chamber Orchestra.
Lorenzo
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