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I kiss your hands... ma neanche tanto Marcotulli - Trovesi - Damiani
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| 25/02/2010 |
Mozart e il jazz… o meglio Mozart (attraverso le voci di Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco) e tre jazzisti affermati (Rita Marcotulli, Gianluigi Trovesi e Paolo Damiani). Lo spettacolo I kiss your hands è sostanzialmente una (ri)lettura scenica di alcune lettere scritte dal compositore austriaco, accompagnata e inframezzata da musiche (autore Paolo Damiani) che, qua e là, riprendono qualche tema mozartiano. Le lettere di Wolfgang Amadeus Mozart non sono soltanto fonti preziosissime per ricostruire la biografia dell’artista, ma anche una lettura divertente. “Sono il re dei peti”, “mi piacerebbe incontrarla ma… a Salisburgo?!”, “se diventi povero, rimani almeno un asino” sono alcune delle storielle scherzose e pungenti che compaiono nelle missive più personali. Sono senz’altro rivelatrici del carattere arguto e giocherellone del compositore, che emerge però anche nel resto della corrispondenza… come quando dichiara all’imperatore di aver sperato nella morte del Kappelmeister infermo per prendere il suo posto ed ora, vista l’inaspettata guarigione, si propone almeno come vicario, pur senza stipendio. Gifuni e Bergamasco si immedesimano nel tono delle lettere e giocano anch’essi con la voce, l’espressività, la mimica... molto meglio quando si limitano alla recitazione che quando si cimentano nel canto. Sì, perché la parte musicale comprende anche alcune canzoni, ispirate da citazioni tratte dalle missive: “I kiss your hands”, “La felicità consiste soltanto nell’immaginazione”. Niente di spaventoso, ma questi brani sembrano più delle simpatiche trovate amichevoli dal limitato spessore artistico... e rimane il dubbio che siano proposte nello stile mozartiano del divertire divertendosi, nonostante l’apparente impianto impegnato. Le musiche d’accompagnamento e d’intermezzo sono piacevoli, non stupiscono ma svolgono più che dignitosamente il loro ruolo di supporto alla lettura. Il miglior Damiani rimane dunque l’esecutore, e lo spettacolo, forse, poteva risultare migliore se ci si fosse attenuti ai cliché della lettura scenica, ancorché bizzarra e burlona.
Lorenzo
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