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Intervista a Davide Toffolo Tre Allegri Ragazzi Morti
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| 10/03/2004 |
Una divinità in gabbia, la paura, l’esotismo e l’adolescenza: con Il sogno del gorilla bianco, nei negozi dal 27 febbraio, riparte il carrozzone rock & roll dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Davide Toffolo, voce e chitarra, ci racconta da dove nasce questo disco e quali prospettive apre nel percorso artistico del trio pordenonese.
Il sogno del gorilla bianco, arriva dopo il ritorno alle Origini che caratterizzava la raccolta uscita nel 2002. Segna insomma una tappa delicata nel vostro percorso artistico: uno sguardo al passato e, adesso, qual'è la direzione intrapresa dai T.A.R.M.?
Per i ragazzi morti il futuro è una sospensione...in fondo sono gia morti! Questa è la risposta che dovrei dare, secondo copione. In realtà Il sogno del gorilla bianco è un disco che indaga un sentimento nuovo nella poetica dei ragazzi morti. Questo sentimento è...la paura! Quella pubblica e quella privata, quella intima e quella ostentata. Sì, a rileggere il disco ora, ci trovo questo come filo conduttore. È il disco meglio suonato e registrato fino ad ora. Per metà del disco suona anche Giorgio Canali, che aveva prodotto La testa indipendente, ma la produzione di questo disco è di Max Stirner, un produttore giovanissimo che ha messo nel disco tutto il suo amore per il rock. Il sogno del gorilla bianco è un lavoro che raccoglie sensazioni musicali anche inedite per noi. Ci sono riff tratti dalla cunbia di Buenos Aires e ancestrali canti africani ad accompagnare i miei testi. Se devo darti un immagine penso all'adolescente assoluto, il ragazzo morto a cui abbiamo dato vita in questi anni che esce dalla provincia italiana per incontrare...il resto del mondo.
Il titolo dell' album è un omaggio ad un personaggio un po' particolare...
L'album è dedicato a Copito de Neive il gorilla albino -l'Elvis Presley dei primati- che è morto di cancro qualche mese fa nello Zoo di Barcellona dopo 38 anni di “detenzione”. «Una divinità in gabbia», come lo definiva Calvino nel suo Palomar. Il diverso assoluto: troppo uomo per essere bestia e troppo animale per essere uomo. Una storia esemplare che racconta, solo con la sua figura, alcune cose che mi interessano ovvero la discussione sulla centralità dell'uomo, il rapporto con l'esotico, la costruzione di un icona mediatica, la capacità di vedere ancora il mito, l'incontro con una dimensione ancestrale e anche la naivitè dell'uomo “contemporaneo”... e infine la paura!
Proprio il rapporto di amore-odio con l'immagine mediatica è una vostra caratteristica peculiare: qual'è il reale valore dei media per i T.A.R.M. e per Davide Toffolo?
T.A.R.M. è il laboratorio di tre persone che sperimentano comunicazione. Comunicazione fra di noi, con la nostra gente, con la nostra storia, con la realtà intorno, con i media. Questo ci ha portato a costruire tanti concetti intorno ad una domanda semplice: è possibile fare il rock & roll in un paese strambo a forma di scarpa? La nostra risposta è stata si! Abbiamo cominciato a muoverci, tenendo alta l'idea che il nostro non sarebbe mai stato il percorso più facile e che comunque, avendo tutti noi un rapporto strano con il denaro, quello non sarebbe stato il nostro unico obiettivo. E così è successo. Ogni volta che esce un disco, ogni volta che prepariamo un concerto, il mondo dei ragazzi morti si arricchisce di immagini ed emozioni in una relazione di libertà rispetto al mercato che è la nostra vera forza e anche la nostra diversità. Siamo fieri di questo, perché T.A.R.M. è una realtà musicale che non è stata consumata dai media ma, nel suo piccolo, è diventata delle persone che la ascoltano.
Come per i Residents, la maschera cela la vostra vera identità; come per i Gorillaz -peraltro bruciati sul tempo di almeno lustro- questa identità viene proiettata nel caleidoscopico mondo del tubo catodico sotto forma di disegni animati. La vostra è un’ "oculata" scelta artistica o una "geniale" trovata d'immagine?
T.A.R.M. è un progetto esistenziale, le scelte che abbiamo fatto, in particolare quella di non offrire la nostra immagine pubblica sono motivate dal fatto che dietro all'idea di ragazzo morto c'è anche una idea di esistenza. Il nostro è un atteggiamento critico nei confronti della realtà e quella che viviamo è una realtà anche mediatica. In fondo a me la sola cosa che interessa è la rivoluzione. Il processo di cambiamento della realtà. E poi penso che dentro la nostra azione -e per azione intendo le canzoni, le pubblicazioni librarie ma soprattutto i concerti- ci sia un qualcosa di poetico. La storia dei T.A.R.M. è bellissima e poetica, come le storie di rock ai confini dell'impero.
Ed infatti i T.A.R.M. sono una delle poche realtà musicali friulane ad aver trovato uno spazio nel mercato discografico nazionale. In che misura il fatto di provenire da Pordenone, ha influenzato la vostra musica?
La nostra musica è assolutamente legata alla città. Che a sua volta è legata ad un’idea di musica punk nel senso creativo del termine. Chiunque può suonare e trovare nella musica una forza di immaginare la realtà come “altra”. E questo è stato per me e il mio gruppo. I movimenti musicali nella città mi hanno regalato l'identità in un periodo nel quale ne avevo bisogno: l'adolescenza. I rocker della mia città si sentono ancora i più fighi del mondo, e questo è un buon segno di vitalità.
Nuovo disco e, naturalmente, nuovo tour...
Andremo in giro per l'Italia Brescia, Milano, Torino, Roma, Salerno, Lecce, Rimini, Senigallia, Treviso, Venezia, sicuramente anche in Sicilia. Per ora non abbiamo date in Friuli, ma ho un idea per Pordenone che spero di mettere in piedi presto. Il concerto fondamentale per i ragazzi morti è l'incredibile spetaculo del la vida j de la muerte...il posto migliore dove stare in questa paese a forma di scarpa. Bacini e rock & roll.
Cloned
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